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🇺🇸 Wall Street · 24 Luglio 2026

Wall Street divisa: Dow +0,46% ma Nasdaq −0,64%. Iran, Treasury e chip frenano i mercati

Redazione Alma Finanza · 25 luglio 2026

Venerdì 24 luglio 2026 Wall Street chiude con una seduta spaccata in due: il Dow Jones Industrial Average guadagna +0,46% a 51.947,25 punti, mentre il Nasdaq Composite cede −0,64% a 24.975,82 e l'S&P 500 termina quasi invariato a +0,05% a 7.411,98. A frenare i mercati è un cocktail di fattori avversi: le tensioni geopolitiche con l'Iran che mantengono il petrolio WTI (greggio americano) vicino a $89 al barile, i rendimenti dei Treasury USA in rialzo che spostano capitali fuori dai titoli di crescita, e una nuova ondata di vendite sul comparto dei semiconduttori (chip).

I numeri della seduta

Indice Chiusura Variazione giornaliera
Dow Jones 51.947,25 +0,46%
S&P 500 7.411,98 +0,05%
Nasdaq Composite 24.975,82 −0,64%
Philadelphia Semiconductor Index −3,1%

La divergenza tra il Dow Jones e il Nasdaq racconta la storia della giornata: l'indice più "industriale" tiene grazie ai suoi titoli difensivi e finanziari, mentre il Nasdaq — più esposto alle grandi aziende tecnologiche e ai semiconduttori — subisce la pressione combinata dei rendimenti obbligazionari in rialzo e delle preoccupazioni sulle spese in conto capitale (capex) dell'industria dei chip.

💡 Impara: Treasury Yield (rendimento del Treasury)

Il Treasury Yield (rendimento del Treasury) è il tasso di interesse pagato dai titoli di Stato americani. Quando i rendimenti salgono, i titoli azionari a crescita elevata — come quelli tecnologici — diventano meno attraenti: gli investitori possono ottenere rendimenti garantiti dall'obbligazionario senza rischiare in borsa. Questo meccanismo spiega perché il Nasdaq è più sensibile ai movimenti dei tassi rispetto al Dow Jones, che contiene molte aziende mature con dividendi stabili.

La crisi con l'Iran: il petrolio a $89

Il fattore dominante della settimana resta la crisi geopolitica con l'Iran, che spinge il petrolio WTI verso i $89 al barile, registrando un rialzo di circa il +10% settimanale — uno dei più forti del 2026. Donald Trump ha rinnovato le minacce all'Iran, alimentando i timori su possibili interruzioni dei flussi petroliferi dallo Stretto di Hormuz, uno dei punti di transito più strategici al mondo per l'energia.

Tuttavia, durante la seduta il mercato ha avuto un breve momento di ottimismo: Reuters ha riportato, citando tre fonti pakistane, che il Pakistan sta valutando un percorso di mediazione tra USA e Iran con il supporto della Cina. La notizia ha dato temporaneo slancio agli indici, prima che le vendite sui chip riprendessero a pesare.

Il settore chip sotto pressione: SanDisk −11%

Il Philadelphia SE Semiconductor Index (il principale indice dei produttori di chip americani) cede il −3,1% nella giornata, segnando una delle sedute più difficili del trimestre per il settore. Il titolo più penalizzato è SanDisk Corporation (SNDK), che crolla del −11% nonostante abbia pubblicato trimestrali da record — un classico caso di "vendi la notizia".

Le preoccupazioni sul settore ruotano principalmente attorno alle spese in conto capitale delle grandi aziende tecnologiche per l'intelligenza artificiale: se il capex inizia a rallentare, la domanda di chip potrebbe risultare più debole del previsto, anche in presenza di ricavi elevati.

Titolo Variazione giornaliera Note
SanDisk (SNDK) −11% Sell on news dopo trimestrale record
Intel (INTC) −2,46% $100,10 · EPS battuto ma titolo cede; poi +3,44% after hours
Philadelphia Semiconductor −3,1% Indice di settore in calo

💡 Impara: Sell the News (vendi la notizia)

Il fenomeno Sell the News (vendi la notizia) descrive la tendenza dei titoli a scendere proprio quando arriva la notizia positiva attesa — come una trimestrale sopra le stime. La logica è che gli investitori "scontano" in anticipo l'evento comprando prima, e una volta pubblicati i risultati vendono per realizzare il profitto. È il lato oscuro del detto "Buy the Rumor (compra la voce): il mercato anticipa gli eventi, e quando le aspettative si confermano, non c'è più motivo per tenere il titolo.

Oro, Bitcoin e il contesto macro

Il prezzo dell'oro scivola verso $4.040 per oncia nella seduta di venerdì: dopo aver toccato massimi storici nell'ultimo periodo, il metallo giallo cede leggermente sotto la pressione dei rendimenti obbligazionari più alti. Il Bitcoin si attesta intorno a $64.304, in calo rispetto ai massimi della settimana: i rendimenti più alti dei Treasury allontanano i capitali dagli asset speculativi.

La settimana si chiude con una nota di incertezza: gli investitori entrano nel weekend con la crisi Iran irrisolta, i rendimenti in rialzo e un settore tech che fatica a trovare una direzione. La prossima settimana, con altri importanti earnings in arrivo, sarà decisiva per capire se il mercato riesce a ritrovare la fiducia.

Il contesto europeo

In Europa la seduta è stata invece ben più positiva: il DAX tedesco avanza del +1,36% a 25.099 punti, mentre il CAC 40 francese guadagna il +0,44%. Piazza Affari, a Milano, si distingue particolarmente con un rialzo del +0,95% guidato dal comparto bancario. Il PMI (indice dei direttori degli acquisti) dell'Eurozona è tornato in territorio di espansione a luglio, offrendo un segnale positivo sulla ripresa economica europea che ha sostenuto i listini del Vecchio Continente.

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