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🇺🇸 Wall Street · 14 Luglio 2026

Nasdaq −1,55%, S&P −0,79%: Wall Street arretra col blocco Trump allo Stretto di Hormuz

Redazione Alma Finanza · 14 luglio 2026

Martedì 14 luglio 2026 Wall Street chiude in rosso su tutta la linea. Il Nasdaq Composite cede −1,55% a 25.873,18 punti, l'S&P 500 arretra −0,79% a 7.515,34 e il Dow Jones perde −0,26% (−138 punti) a 52.498,64. A pesare sui listini è l'annuncio del presidente Trump: gli Stati Uniti reimporranno il blocco navale sulle navi iraniane che transitano lo Stretto di Hormuz e applicheranno una tassa del 20% su tutto il cargo che percorre la rotta. Il petrolio accelera, la tecnologia affonda.

I numeri della seduta

Indice Chiusura Variazione giornaliera
Dow Jones 52.498,64 −0,26% (−138 pt)
S&P 500 7.515,34 −0,79%
Nasdaq Composite 25.873,18 −1,55%

La seduta inizia già in territorio negativo dopo che Trump — nella serata di lunedì 13 luglio (ora italiana) — ha pubblicato su Truth Social il messaggio che annunciava il ripristino del blocco navale dell'Iran e l'imposizione di una tariffa del 20% su tutte le merci che transitano per lo Stretto di Hormuz. Il settore tecnologico, che nelle ultime settimane aveva guidato il rialzo, è il più penalizzato dalla nuova ondata di incertezza geopolitica.

💡 Impara: Selloff (vendita massiccia)

Un Selloff (vendita massiccia) è un episodio in cui molti investitori vendono contemporaneamente gli stessi asset — azioni, obbligazioni, valute — provocando un brusco calo dei prezzi. In genere è scatenato da eventi inattesi o da notizie negative di carattere geopolitico, macro-economico o aziendale. Un selloff può essere breve e seguito da un rimbalzo, oppure segnalare un cambiamento più profondo del sentiment di mercato. Il selloff di Wall Street del 14 luglio 2026 è stato innescato dall'escalation della crisi Iran-USA.

La tecnologia paga il conto: Nasdaq colpito al cuore

Il Nasdaq, l'indice che raccoglie i principali titoli tecnologici americani, cede −1,55% nella peggior seduta da luglio 2026. Il settore tech è il più esposto per due ragioni: prima di tutto, i titoli crescita (Growth stocks — azioni crescita) sono notoriamente più sensibili ai rialzi dei tassi e ai premi di rischio che seguono le crisi geopolitiche; in secondo luogo, diversi produttori di semiconduttori (chip) hanno una catena di fornitura che passa attraverso i porti del Golfo Persico e dell'Asia orientale, ora minacciata dalla crisi dello Stretto.

Asset / Settore Variazione giornaliera Note
SK Hynix (Seoul) −10,0% Presa di profitto post-IPO Nasdaq (+13% venerdì)
Banche (KBE ETF) −0,5% In attesa degli earnings Q2 2026
Apple (target Citi) Citi alza price target a $365 da $315 (+16% upside)

Da segnalare il crollo di SK Hynix a Seul, con un calo di oltre il 10% dopo che gli investitori hanno preso profitto sul debutto record del produttore coreano di memorie al Nasdaq di venerdì scorso (+13% in un solo giorno). Il settore bancario USA è invece scivolato dello 0,5% in attesa dei risultati trimestrali (Earnings Season — stagione delle trimestrali) che prenderanno il via nei prossimi giorni con le grandi banche americane.

Petrolio in rialzo: WTI a $79,57 (+1,83%)

La notizia del blocco navale ha immediatamente fatto scattare gli acquisti di petrolio. Il WTI (West Texas Intermediate) — il greggio di riferimento americano — sale del +1,83% a $79,57 al barile, estendendo il balzo del +9,4% registrato nella precedente seduta (lunedì 13 luglio), quando la notizia del blocco aveva colpito i mercati per la prima volta. Il Brent — il greggio di riferimento europeo — avanza del +1,7% a $84,72 al barile.

Commodity Prezzo Variazione giornaliera
Petrolio WTI (agosto 2026) $79,57/barile +1,83%
Petrolio Brent (settembre 2026) $84,72/barile +1,70%
Oro (Gold spot) $4.030/oncia +0,70%
Bitcoin ~$62.500

L'oro, classico bene rifugio nei momenti di crisi, avanza dello +0,70% a $4.030 l'oncia. Il mercato mostra quindi un atteggiamento "misto": vende azioni tech (segnale di avversione al rischio) ma non è ancora in una modalità di fuga totale verso i beni rifugio, il che suggerisce che la crisi viene percepita come seria ma ancora gestibile.

💡 Impara: Beni Rifugio (Safe Haven Assets)

I Beni Rifugio (Safe Haven Assets — beni rifugio) sono asset che gli investitori acquistano nei momenti di crisi, perché tendono a mantenere o aumentare il proprio valore anche quando i mercati azionari scendono. I più classici sono l'oro, i Titoli di Stato americani (Treasury) e il franco svizzero (CHF). In una crisi geopolitica come quella con l'Iran, un forte acquisto di oro e un crollo delle azioni tech è il segnale classico che gli investitori stanno "portando il portafoglio in sicurezza".

Fed e inflazione: il CPI di giugno in arrivo

A rendere più complicato il quadro per la Federal Reserve (Fed — Banca Centrale americana) è l'inflazione: il dato più recente del CPI (Consumer Price Index — Indice dei Prezzi al Consumo) di maggio 2026 mostra un tasso annuale del 4,2%, il livello più alto da aprile 2023 e superiore al 3,8% di aprile. Questa settimana è atteso il CPI di giugno, che fornirà ulteriori indizi sulla traiettoria dei prezzi prima del FOMC (Federal Open Market Committee — Comitato Federale di Mercato Aperto) del 28–29 luglio.

Il presidente della Fed Kevin Warsh è comparso martedì davanti al Financial Services Committee del Congresso, dove ha ribadito la cautela sui tagli ai tassi in un contesto inflazionistico ancora al di sopra del target del 2%. Il mercato attribuisce una probabilità del 25–30% a un rialzo dei tassi nella prossima riunione. I tassi Fed funds sono attualmente fermi nella forchetta 3,50%–3,75%.

Prospettive: il rischio geopolitico torna protagonista

Nei prossimi giorni i mercati monitoreranno con attenzione tre variabili chiave: il dato CPI di giugno (che potrebbe riaprire il dibattito su un ulteriore rialzo dei tassi), i risultati trimestrali (Earnings Season — stagione delle trimestrali) delle grandi banche USA e l'evoluzione della crisi Iran-USA. Il blocco dello Stretto di Hormuz — che prima del conflitto gestiva circa il 27% del commercio mondiale di petrolio greggio — rimane la variabile con il maggiore potenziale di destabilizzazione dei mercati globali.

Se la crisi dovesse intensificarsi al punto da bloccare effettivamente il transito delle petroliere, le conseguenze su inflazione e crescita globale sarebbero difficili da contenere, con un petrolio che potrebbe superare facilmente quota $90–$100 al barile e una Fed stretta in una trappola: tassi già elevati, ma inflazione energetica che spinge verso l'alto.