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Brent sopra $100: prima volta dal 2022. WTI +9,72%. Hormuz resta chiuso, Iraq ferma le esportazioni

Brent chiude a $100,46 (+9,22%), WTI a $95,73 (+9,72%). Mojtaba Khamenei conferma blocco Hormuz. Tre navi colpite nel Golfo. Iraq chiude terminali. Rilascio IEA da 400M barili inefficace

12 Marzo 2026 · Redazione Alma Finanza

Il petrolio esplode giovedì 12 marzo 2026: il Brent chiude a $100,46 al barile (+9,22% nella giornata), segnando la prima chiusura sopra $100 dall'agosto 2022. Il WTI balza a $95,73 (+9,72% nella giornata), il più grande rialzo giornaliero dal 2020. A scatenare il movimento è stata la conferma del nuovo Supreme Leader iraniano Mojtaba Khamenei che lo Stretto di Hormuz deve restare chiuso, combinata con nuovi attacchi a navi commerciali e la chiusura dei terminali petroliferi iracheni. L'Oro cede lo -0,39% nella giornata a $5.156, penalizzato dal rafforzamento del dollaro.

CommodityChiusuraVariazione Giornaliera
WTI Crude$95,73+$8,48 (+9,72%)
Brent Crude$100,46+$8,48 (+9,22%)
Oro (Gold)$5.156-$20 (-0,39%)
Gas Naturale EU (TTF)€48,2/MWh+5,6%

Khamenei: "Hormuz deve restare chiuso finché il nemico non cede"

Il nuovo Supreme Leader iraniano Mojtaba Khamenei, nominato il 9 marzo dopo la morte del padre Ali Khamenei, ha rilasciato la sua prima dichiarazione ufficiale sulla crisi di Hormuz. Il messaggio è stato inequivocabile: lo Stretto deve restare chiuso come strumento di pressione sulle potenze occidentali e su Israele.

La dichiarazione ha provocato una reazione immediata sui mercati. Il WTI è passato da $88,89 in apertura a oltre $97 in intraday prima di chiudere a $95,73. Il fatto che il nuovo leader stia adottando una linea ancora più dura del predecessore ha spazzato via ogni speranza di una rapida de-escalation.

Lo Stretto di Hormuz è il collo di bottiglia più critico per il mercato petrolifero globale: vi transita circa il 20% dell'offerta mondiale di greggio (circa 20 milioni di barili al giorno) e il 25% del GNL mondiale. Ogni giorno di blocco sottrae al mercato un volume equivalente all'intera produzione della Russia.

💡 Impara: Contango e backwardation — la struttura a termine del petrolio

Il mercato del petrolio può trovarsi in due stati: contango o backwardation. In contango, i futures a lunga scadenza costano più di quelli a breve: il mercato si aspetta prezzi futuri più alti, e i costi di stoccaggio sono incorporati nel prezzo. In backwardation, i futures a breve costano più di quelli a lunga — il mercato ha bisogno di petrolio adesso ed è disposto a pagare un premio per la consegna immediata. Il 12 marzo, con il Brent spot a $100 e i contratti a 6 mesi a $88, il mercato è in forte backwardation — un segnale classico di shortage fisico. La backwardation incentiva i produttori a pompare subito e scoraggia lo stoccaggio, ma non può risolvere il problema se lo Stretto di Hormuz è fisicamente bloccato.

Tre navi colpite nel Golfo: Iraq chiude i terminali

Durante la notte tra l'11 e il 12 marzo, tre ulteriori navi commerciali sono state colpite nel Golfo Persico. Le forze iraniane e le milizie Houthi alleate hanno intensificato gli attacchi alle imbarcazioni nella zona, rendendo il passaggio estremamente pericoloso per le petroliere. Due delle navi colpite erano petroliere che trasportavano greggio dalle acque territoriali irachene.

In risposta, l'Iraq ha preso la decisione senza precedenti di chiudere i propri terminali petroliferi nel Golfo Persico, sospendendo temporaneamente le esportazioni via mare dalla regione meridionale. L'Iraq esporta circa 3,5 milioni di barili al giorno, di cui la maggior parte attraverso il terminal di Basra: la chiusura rimuove ulteriore offerta da un mercato già in forte deficit.

I principali importatori asiatici — Cina, India, Giappone, Corea del Sud — stanno già reindirizzando le navi verso rotte alternative (Capo di Buona Speranza), con un allungamento dei tempi di consegna di 2-3 settimane e un aumento dei costi di trasporto stimato in $3-5 per barile.

💡 Impara: Il "war premium" sul prezzo del petrolio

Quando un conflitto militare minaccia le rotte di approvvigionamento energetico, si forma un "war premium" (premio di guerra) — una componente del prezzo che riflette il rischio geopolitico anziché i fondamentali di domanda e offerta. Gli analisti stimano che il war premium attuale sul Brent sia di circa $25-30 al barile: senza la crisi di Hormuz, il Brent scambierebbe attorno ai $70-75 basandosi sui fondamentali. Il war premium è volatile e può sparire rapidamente se la situazione si risolve (come accadde dopo la Guerra del Golfo nel 1991), oppure consolidarsi se il conflitto si protrae. Per i consumatori, il war premium si traduce in circa 0,15-0,20€ in più al litro alla pompa di benzina.

Rilascio IEA: 400 milioni di barili non bastano

Il rilascio coordinato di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, annunciato dall'IEA l'11 marzo, si è rivelato completamente inefficace nel fermare la corsa dei prezzi. Il WTI è salito del +9,72% il giorno successivo all'annuncio — il più grande rialzo post-rilascio SPR della storia.

Il mercato ha risposto così perché: (1) 400 milioni di barili coprono solo circa 20 giorni di transito bloccato di Hormuz; (2) le riserve sono una misura temporanea — devono essere ricostituite una volta terminata la crisi; (3) il rilascio fisico richiede settimane per raggiungere i mercati, mentre la domanda è immediata. Gli Stati Uniti hanno contribuito con la quota maggiore: 180 milioni di barili dalla SPR, che dopo questo rilascio scende a circa 350 milioni — il livello più basso dagli anni '80.

Oro in calo, gas naturale in rialzo

L'oro ha perso lo -0,39% nella giornata a $5.156 l'oncia, penalizzato dal rafforzamento del dollaro. In una classica crisi geopolitica, l'oro tende a salire come bene rifugio, ma quando il dollaro si apprezza fortemente (i mercati acquistano dollari per comprare energia), l'effetto valutario può prevalere. L'oro in euro è rimasto sostanzialmente stabile, segnalando che la debolezza è puramente un effetto cambio.

Il gas naturale europeo (TTF) è balzato del +5,6% nella giornata a €48,2/MWh, con gli operatori che temono che il blocco di Hormuz possa estendersi anche alle navi di GNL in transito dalla regione. Il gas europeo dipende per circa il 15% dalle forniture via mare dal Golfo, e un blocco prolungato costringerebbe l'Europa a fare affidamento sulle riserve — attualmente al 38% della capacità dopo l'inverno.

💡 Impara: Perché l'oro scende quando il dollaro sale

L'oro e il dollaro hanno storicamente una correlazione inversa: quando il dollaro si apprezza, l'oro tende a scendere, e viceversa. Questo accade perché l'oro è quotato in dollari: se il dollaro si rafforza del 2%, l'oro diventa il 2% più costoso per gli acquirenti non-americani, riducendo la domanda. Inoltre, un dollaro forte indica spesso che gli investitori stanno cercando la sicurezza della valuta di riserva mondiale, diminuendo la necessità dell'oro come alternativa. Il 12 marzo, il Dollar Index (DXY) è salito perché i Paesi importatori di petrolio vendono le proprie valute per comprare dollari e pagare il greggio — un effetto noto come "petrodollar recycling". L'oro in euro è rimasto stabile, confermando che il calo è un fenomeno puramente valutario.

Outlook: verso $110? Dipende tutto da Hormuz

Gli analisti di Goldman Sachs hanno aggiornato il target sul Brent a $110 al barile nello scenario in cui Hormuz resti chiuso per più di 30 giorni. JP Morgan si spinge oltre: $120-130 se anche le riserve strategiche iniziano a esaurirsi senza una risoluzione diplomatica.

Lo scenario base degli operatori resta una de-escalation entro 2-4 settimane, che porterebbe il Brent a ritracciare verso $80-85. Ma la retorica aggressiva del nuovo Supreme Leader e l'intensificarsi degli attacchi navali suggeriscono che la crisi potrebbe protrarsi più a lungo del previsto. Il prossimo catalizzatore sarà il meeting OPEC+ straordinario, convocato per lunedì 17 marzo.

📈 Segnale critico: Brent sopra $100 per la prima volta dal 2022. Il mercato è in forte backwardation — segnale di shortage fisico. Le riserve IEA coprono solo 20 giorni di blocco. Con Khamenei che conferma la chiusura di Hormuz e l'Iraq che ferma le esportazioni, lo scenario peggiore (Brent $120+) sta diventando sempre più probabile. Solo la diplomazia può fermare questa spirale.