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IEA rilascio record 400 milioni di barili, ma il petrolio sale: WTI +4,55% a $87 su attacchi a Hormuz

Il più grande rilascio di riserve strategiche della storia non ferma il greggio. Attacchi nello Stretto di Hormuz. Brent $91,98. Oro -1,3% a $5.159. Bitcoin stabile a $70.000

11 Marzo 2026 · Redazione Alma Finanza

Il mercato del petrolio resta in stato di emergenza: mercoledì 11 marzo 2026, il WTI chiude in rialzo del +4,55% nella giornata a $87,25 al barile e il Brent del +4,76% nella giornata a $91,98, nonostante l'IEA abbia annunciato il più grande rilascio di riserve strategiche della storia: 400 milioni di barili. Il motivo? Nuovi attacchi a navi commerciali nello Stretto di Hormuz hanno aggravato le preoccupazioni sull'approvvigionamento. In after-hours, i prezzi sono saliti ulteriormente con il Brent a $97,67 e il WTI a $92,56. Nel frattempo, l'oro cede circa l'1,3% nella giornata a ~$5.159 l'oncia, mentre il Bitcoin resta stabile attorno ai $70.000.

AssetValoreVariazione Giornaliera
WTI Crude$87,25+4,55%
Brent Crude$91,98+4,76%
Oro (COMEX April)~$5.159~-1,3%
Bitcoin~$70.000~+0,5%
Settore Energy S&P-+2,48%

IEA rilascio storico: 400 milioni di barili dalle riserve

L'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha annunciato il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche dei Paesi membri, la più grande operazione di questo tipo nella storia dell'agenzia. Il precedente record risaliva al 2022, quando furono rilasciati 182 milioni di barili durante l'invasione russa dell'Ucraina.

Il direttore esecutivo dell'IEA, Fatih Birol, ha dichiarato che i Paesi membri metteranno a disposizione del mercato i 400 milioni di barili per compensare l'offerta persa a causa della chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz. Giappone e Germania avevano già iniziato a rilasciare le proprie riserve nelle ore precedenti alla decisione ufficiale dell'IEA.

Nonostante le dimensioni senza precedenti dell'intervento, il mercato ha reagito con scetticismo. Il petrolio, dopo un breve calo iniziale del -5%, ha invertito la rotta chiudendo in forte rialzo. Gli analisti di ING hanno sottolineato che il rilascio delle riserve è una misura temporanea e che solo una de-escalation militare può ridurre stabilmente i prezzi del greggio.

💡 Impara: Lo Stretto di Hormuz: il collo di bottiglia del petrolio mondiale

Lo Stretto di Hormuz è un passaggio marittimo largo circa 33 km che separa l'Iran dall'Oman, collegando il Golfo Persico all'Oceano Indiano. Attraverso questo stretto transita circa il 20% dell'offerta mondiale di petrolio, pari a circa 20 milioni di barili al giorno. I Paesi del Golfo (Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti) dipendono da Hormuz per esportare la quasi totalità del loro greggio. La chiusura o anche solo la minaccia di chiusura di questo passaggio ha un impatto immediato e drammatico sui prezzi del petrolio, perché non esistono rotte alternative in grado di sostituire questi volumi nel breve termine.

Il petrolio sulle montagne russe: da $67 a $120 e ritorno

Per comprendere la volatilità attuale, è utile ripercorrere l'andamento del petrolio nelle ultime due settimane. Prima dell'inizio del conflitto USA-Iran il 28 febbraio, il WTI quotava circa $67 al barile. Con l'escalation militare e la chiusura dello Stretto di Hormuz, il greggio è schizzato oltre i $115-120 a inizio settimana, segnando il rialzo più violento degli ultimi decenni.

Lunedì 10 marzo, le dichiarazioni di Trump sulla possibile de-escalation avevano fatto crollare il WTI a circa $83 (-12% nella giornata). Ma mercoledì 11, gli attacchi a navi nello Stretto e la percezione che la guerra sia lontana dalla conclusione hanno riportato i prezzi in area $87-88. Le previsioni dell'EIA indicano un Brent sopra i $95 nei prossimi due mesi, con un possibile ritorno sotto gli $80 nel terzo trimestre del 2026 e attorno ai $70 a fine anno.

Oro in calo nonostante le tensioni geopolitiche

L'oro ha registrato un calo sorprendente di circa l'1,3% nella giornata a circa $5.159 l'oncia (COMEX April futures), nonostante l'intensificarsi delle tensioni geopolitiche. Il ribasso è attribuibile principalmente a prese di profitto dopo i recenti massimi storici e a un rafforzamento del dollaro USA che ha ridotto l'attrattività dell'oro come bene rifugio denominato in dollari.

Il rendimento dell'oro da inizio anno resta comunque impressionante: +19% YTD, confermando il ruolo del metallo prezioso come principale asset difensivo in un contesto di guerra e inflazione elevata.

💡 Impara: Correlazione oro-dollaro: perché l'oro può scendere quando c'è paura

L'oro e il dollaro USA hanno tipicamente una correlazione inversa: quando il dollaro si rafforza, l'oro tende a scendere, e viceversa. Questo accade perché l'oro è quotato in dollari sui mercati internazionali: un dollaro più forte rende l'oro più costoso per gli acquirenti che usano altre valute, riducendo la domanda. In periodi di crisi, inoltre, il dollaro può rafforzarsi come "bene rifugio ultimo" (essendo la valuta di riserva mondiale), rubando appeal all'oro. Ecco perché, paradossalmente, l'oro può scendere anche durante le crisi se il dollaro sale contemporaneamente. Un altro fattore è la presa di profitto: dopo forti rialzi, gli investitori vendono oro per incassare guadagni e coprire perdite su altri asset.

Bitcoin stabile: correlazione col Nasdaq

Il Bitcoin si è mantenuto relativamente stabile attorno ai $70.000, con una variazione giornaliera contenuta. Secondo i dati di mercato, BTC mostra una correlazione dell'85% con il Nasdaq-100, comportandosi più come un asset "risk-on" tecnologico che come una riserva di valore alternativa all'oro.

In marzo, quasi $700 milioni sono confluiti negli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti, segnalando un appetito istituzionale che continua nonostante la volatilità macro. La tenuta di BTC sopra i $68.000 è considerata un segnale positivo per la continuazione del trend rialzista verso i $72.000-77.000.

Titoli energetici in evidenza

TitoloVariazione GiornalieraNote
Valero Energy+3,68%Raffinatore, beneficia del rialzo WTI
CF Industries+3,85%Fertilizzanti, prezzi gas in salita
ENI (Milano)+1,99%E&P beneficia del greggio a $87
Settore Energy S&P+2,48%Miglior settore dell'S&P 500
Constellation Energy-4,31%Prese di profitto, incertezze nucleare

💡 Impara: Perché il rilascio delle riserve non ha fatto scendere il petrolio

Il rilascio di riserve strategiche è una misura temporanea: immette petrolio extra sul mercato per un periodo limitato, ma non risolve il problema di fondo dell'interruzione dell'offerta. I trader ragionano sul lungo termine: se lo Stretto di Hormuz resta chiuso o a rischio, il deficit di offerta continuerà ben oltre l'esaurimento delle riserve rilasciate. Inoltre, 400 milioni di barili, pur essendo una cifra record, equivalgono a circa 20 giorni del flusso normalmente trasportato attraverso Hormuz. Se la crisi dura mesi, le riserve potrebbero non bastare. Il mercato quindi "guarda attraverso" la misura temporanea e prezza il rischio di una crisi prolungata.

Prospettive: cosa attende il mercato delle commodities

Il mercato del petrolio resta in un equilibrio precario tra due forze contrapposte: da un lato l'intervento straordinario dell'IEA e le speranze di de-escalation diplomatica, dall'altro la realtà sul campo di un conflitto che non mostra segni di rapida risoluzione. Il prossimo catalizzatore chiave sarà l'evoluzione delle operazioni militari nello Stretto di Hormuz e la capacità delle rotte alternative (pipeline trans-arabica, Capo di Buona Speranza) di assorbire parte dei flussi interrotti.

📊 Segnale di allerta: il petrolio che sale nonostante il più grande intervento coordinato della storia è un segnale preoccupante. Indica che il mercato ritiene che la crisi di offerta sia strutturale e non risolvibile con misure temporanee. Solo una de-escalation militare nel Golfo Persico potrebbe invertire la tendenza.