Martedì 18 agosto 2026 i mercati globali si trovano in una morsa a due ganasce: da un lato il petrolio WTI (West Texas Intermediate) supera gli $88 al barile per la crisi nello Stretto di Hormuz, con attacchi alle petroliere di ADNOC (Abu Dhabi National Oil Company) attribuiti all'Iran e solo 5 navi transitate nello stretto nel fine settimana contro le 31 della settimana precedente; dall'altro i mercati aspettano con crescente apprensione i verbali FOMC in pubblicazione domani 19 agosto, che riveleranno quanto la Fed sia vicina a un ulteriore rialzo dei tassi a settembre (probabilità CME FedWatch: 61%).
Lo Stretto di Hormuz: il collo di bottiglia dell'energia globale
La crisi nello Stretto di Hormuz è entrata in una nuova fase di intensità. Gli Emirati Arabi Uniti hanno accusato l'Iran di aver attaccato un terzo vascello operato da ADNOC in transito nello stretto venerdì scorso, dopo due incidenti analoghi avvenuti giovedì. La risposta diplomatica iraniana è stata quella del Ministro degli Esteri Abbas Araqchi, che ha dichiarato che Teheran "non ha ancora deciso se riprendere i negoziati con gli USA". Nel frattempo, il traffico commerciale nello stretto è crollato: solo 5 navi mercantili hanno transitato nel fine settimana del 16-17 agosto contro le 31 del fine settimana precedente.
Il dato del traffico navale è un indicatore immediato della gravità della situazione: lo Stretto di Hormuz è il passaggio obbligato tra il Golfo Persico e il Mar Arabico, e attraverso di esso transita circa il 20% del commercio globale di petrolio. Qualsiasi interruzione del traffico provoca immediatamente una riduzione dell'offerta percepita e spinge i prezzi verso l'alto.
💡 Impara: Strait of Hormuz (Stretto di Hormuz) — il passaggio più strategico del mondo
Lo Stretto di Hormuz (Strait of Hormuz) è uno stretto di mare largo circa 39 chilometri che separa l'Iran dagli Emirati Arabi Uniti, collegando il Golfo Persico al Mar Arabico e all'Oceano Indiano. Attraverso di esso transitano quotidianamente circa 17-21 milioni di barili di petrolio al giorno, pari al 20-21% del commercio petrolifero globale. Paesi come Arabia Saudita, Kuwait, Iraq, Emirati Arabi Uniti ed Iran usano questo passaggio per esportare la quasi totalità del proprio petrolio. Un blocco parziale o totale dello stretto può far salire il prezzo del greggio di decine di dollari in pochi giorni.
I prezzi delle commodities: petrolio in cima, oro stabile
| Commodity (Materia Prima) | Prezzo (18 agosto 2026) | Variazione |
|---|---|---|
| WTI Crude Oil (petrolio WTI) | $88,20/barile | +3,8% rispetto al 17 ago |
| Brent Crude (petrolio Brent) | ~$91,80/barile | +3,5% circa |
| Gold (Oro) | $4.429,49/oncia | +0,30% |
| Bitcoin (BTC) | $64.492 | +2,20% |
L'oro registra un modesto rialzo di +0,30% a $4.429 l'oncia: la salita è contenuta rispetto alle tensioni geopolitiche, a indicare che gli investitori non sono ancora in modalità "fuga verso i beni rifugio". Il Bitcoin recupera terreno con un +2,2% sopra i $64.492, in una dinamica che alcuni analisti interpretano come acquisto speculativo in un contesto di incertezza.
La risposta americana: Trump e il "prezzo della pace"
Il presidente Donald Trump ha adottato una postura insolita: invece di promettere una risoluzione rapida della crisi, ha invitato gli americani ad "accettare prezzi della benzina temporaneamente più alti" mentre il conflitto prosegue. Questo segnale politico è importante per i mercati energetici perché riduce la pressione sull'amministrazione a trovare un accordo diplomatico immediato, prolungando il periodo di incertezza sull'offerta di petrolio.
Sul piano militare, gli USA hanno condotto nuovi attacchi aerei in risposta alle azioni iraniane. Teheran ha risposto colpendo obiettivi in paesi del Golfo. La dinamica "on-again, off-again" (intermittente) della crisi Iran-USA che ha caratterizzato l'estate 2026 mostra segni di peggioramento strutturale: i mercati, che nei mesi scorsi sembravano sviluppare una certa "immunità" ai titoli di guerra, mostrano oggi una sensibilità rinnovata.
La Fed e i tassi: il verbale di domani è il principale evento della settimana
Alla riunione del FOMC (Federal Open Market Committee — Comitato Federale del Mercato Aperto) del 28-29 luglio 2026, il presidente Kevin Warsh — alla guida della Fed dal 13 maggio 2026 — ha mantenuto i tassi nella fascia 3,50%–3,75%. Ma tre membri del board hanno votato per un rialzo immediato di 25 punti base: Beth Hammack (Cleveland Fed), Neel Kashkari (Minneapolis Fed) e Lorie Logan (Dallas Fed). È un segnale che la divisione interna alla Fed è reale e che la traiettoria futura dei tassi è tutt'altro che scontata.
| Riunione FOMC | Data | Decisione | Dissidenti |
|---|---|---|---|
| Luglio 2026 | 28-29 luglio | Tassi invariati (3,50%–3,75%) | 3 per rialzo (+25 bp) |
| Settembre 2026 | 15-16 settembre | Probabilità 61% rialzo | — |
I verbali di domani 19 agosto — che verranno resi pubblici alle 20:00 ora italiana — sono attesi con particolare attenzione. I mercati cercheranno indizi su: (1) quanto seriamente la maggioranza valuti il rischio di un rialzo; (2) quali indicatori economici la Fed stia monitorando più da vicino; (3) se Jackson Hole (simposio annuale della Fed in Wyoming, in programma dal 22 agosto) sarà l'occasione per Warsh di fornire indicazioni esplicite sulla mossa di settembre.
💡 Impara: Hawkish vs Dovish (falchi vs colombe in politica monetaria)
In economia monetaria, i termini Hawkish (da "hawk", falco) e Dovish (da "dove", colomba) descrivono due orientamenti opposti nella politica monetaria. I falchi (hawkish) privilegiano la lotta all'inflazione e sono favorevoli ad alzare i tassi di interesse, anche a costo di rallentare la crescita economica. Le colombe (dovish) danno invece priorità alla crescita e all'occupazione, preferendo tassi bassi o tagli. Alla riunione di luglio 2026, la minoranza "hawkish" alla Fed era composta da tre presidenti di Fed regionali che hanno votato per alzare i tassi subito, segnalando una Fed divisa che potrebbe agire in modo imprevedibile nelle prossime riunioni.
Il quadro complessivo: due rischi che si sommano
La giornata del 18 agosto 2026 può essere letta come la confluenza di due rischi indipendenti che si amplificano a vicenda. Il primo è il rischio geopolitico: la crisi Iran-Hormuz spinge il petrolio oltre $88, alimenta l'inflazione, erode i margini aziendali e riduce il potere d'acquisto dei consumatori. Il secondo è il rischio di politica monetaria: una Fed divisa e vicina a un possibile rialzo dei tassi crea incertezza sul costo del capitale, frenando gli investimenti e comprimendo i multipli di valutazione (i cosiddetti Price/Earnings Multiples — multipli prezzo/utili) dei titoli azionari.
La combinazione di petrolio alto e tassi alti è storicamente una delle più sfavorevoli per le borse. Il simposio di Jackson Hole, che inizia venerdì 22 agosto, potrebbe offrire un momento di chiarezza — o, in caso di messaggi ambigui, amplificare ulteriormente l'incertezza dei mercati per le ultime settimane d'estate.