Perché conta: Per quindici anni la narrazione europea è stata semplice: Germania sicura, Francia solida, Italia a rischio. Oggi quella gerarchia si è rovesciata e chi ha BTP in portafoglio ne beneficia. Ma la stessa crisi che oggi premia l'Italia per confronto può trasformarsi in un problema per tutti: capire dove si ferma il disagio francese e dove comincia il contagio europeo è la domanda che conta per i prossimi mesi.
La Banca di Francia ha scelto le colonne del Financial Times per lanciare un allarme senza precedenti sul debito pubblico del paese, descritto come "strozzato dai tassi". I numeri spiegano il tono: il debito ha raggiunto i 3.595 miliardi di euro, pari al 119% del PIL, in salita dal 117,5% di soli tre mesi prima. Il mercato ha reagito spingendo il rendimento del titolo decennale francese sopra quello italiano — un sorpasso che non si vedeva da oltre un decennio.
I numeri dell'allarme
Il quadro che emerge è quello di una traiettoria che accelera invece di stabilizzarsi. Il deficit per l'anno in corso è atteso al 5,4% del PIL, oltre il doppio della soglia del 3% prevista dalle regole europee. Per riportarlo sotto controllo il governo dovrebbe trovare oltre 40 miliardi di euro di correzione — fra tagli di spesa e aumenti di entrate — ma non dispone di una maggioranza parlamentare solida in grado di approvarla. Le proiezioni indicano un debito in direzione del 121,7% del PIL nel 2027.
A rendere il contesto più fragile c'è la dimensione sociale: il piano di austerità da 54 miliardi di euro si accompagna a tensioni di piazza, con proteste che hanno coinvolto anche gli istituti scolastici. È la combinazione che i mercati obbligazionari temono più di ogni altra — un aggiustamento di bilancio necessario sul piano contabile ma difficile da sostenere sul piano politico.
| Indicatore | Valore | Riferimento |
|---|---|---|
| Debito pubblico | 3.595 miliardi € | Rilevazione Banca di Francia |
| Debito / PIL | 119% | Da 117,5% tre mesi prima |
| Debito / PIL atteso | 121,7% | Proiezione 2027 |
| Deficit | 5,4% | Atteso anno in corso |
| Correzione necessaria | oltre 40 miliardi € | Senza maggioranza solida |
| Piano di austerità | 54 miliardi € | In discussione |
💡 Impara: perché conta il rapporto debito/PIL e non il debito assoluto
3.595 miliardi di euro è una cifra che non dice molto da sola: un paese grande può sostenere un debito grande. Quello che i mercati guardano è il rapporto fra debito e PIL, cioè fra quanto devi e quanto produci ogni anno — l'equivalente, per una famiglia, del rapporto fra mutuo residuo e reddito annuo. Il rapporto può migliorare in tre modi: ripagando debito (difficile), facendo crescere il PIL più velocemente degli interessi (la via virtuosa), oppure con l'inflazione, che gonfia il PIL nominale e "annacqua" il debito contratto in passato. Il problema francese è che nessuna delle tre funziona al momento: la crescita è debole, l'inflazione non è più così alta, e i tassi elevati fanno aumentare la spesa per interessi più rapidamente del PIL. È esattamente il significato dell'espressione "strozzati dai tassi".
Il sorpasso: Parigi paga più di Roma
Il 1° ottobre il rendimento dell'OAT decennale — l'Obligation Assimilable du Trésor, il titolo di Stato francese — è salito al 4,924%, il livello più alto dal 2002, per poi spingersi fino al 4,989%. Il 2 ottobre lo spread fra OAT e Bund tedesco ha superato i 150 punti base, massimo dalla fine del 2011, cioè dal cuore della crisi del debito sovrano europeo.
Nella seduta del 6 ottobre la tensione si è parzialmente allentata: l'OAT a 10 anni rende il 4,72% con uno spread verso il Bund in area 127 punti base. Ma il confronto con l'Italia resta ribaltato: il BTP decennale rende il 4,54%, con uno spread di circa 106 punti base. In altre parole la Francia paga 18 punti base in più dell'Italia per finanziarsi a dieci anni. Su alcune scadenze il rendimento francese ha superato anche quello greco — un fatto che prima del 2024 sarebbe stato considerato impensabile.
| Paese | Rendimento 10 anni (6 ottobre) | Spread verso il Bund |
|---|---|---|
| Germania (Bund) | 3,48% | — |
| Italia (BTP) | 4,54% | circa 106 pb |
| Francia (OAT) | 4,72% | circa 127 pb |
| Francia — massimo recente | 4,989% (1 ottobre) | oltre 150 pb (2 ottobre) |
Che cosa segnalano i CDS
Il mercato non si limita a chiedere un rendimento più alto: sta prezzando una probabilità di insolvenza più elevata. L'indicazione arriva dai CDS (Credit Default Swap), i contratti che funzionano come un'assicurazione contro il mancato pagamento di un debitore. Secondo diverse analisi, l'allargamento dello spread OAT-Bund è spiegato in misura significativa proprio dall'aumento del rischio sovrano percepito, non solo da fattori tecnici o di liquidità.
Va però mantenuto il senso delle proporzioni: parlare di "rischio di default della Francia" significa descrivere una probabilità passata da trascurabile a piccola ma non più ignorabile. Il punto rilevante per gli investitori non è l'ipotesi estrema, ma il fatto che il premio richiesto per detenere debito francese è ora strutturalmente più alto, e questo si riflette su tutta la curva dei rendimenti europei.
💡 Impara: CDS (Credit Default Swap)
Un Credit Default Swap è un contratto derivato che funziona come una polizza assicurativa su un debito. Chi lo compra paga un premio periodico; in cambio, se il debitore — un'azienda o uno Stato — non onora i pagamenti, riceve un indennizzo. Il prezzo del CDS diventa così una misura diretta e quotata del rischio di insolvenza percepito dal mercato: più sale il premio, più gli operatori considerano probabile il mancato pagamento. È un termometro utile perché aggiorna in tempo reale ciò che le agenzie di rating comunicano solo di tanto in tanto. I CDS sui debiti sovrani europei furono protagonisti della crisi del 2011-2012, e il loro ritorno al centro dell'attenzione sulla Francia è di per sé un segnale di quanto il clima sia cambiato.
Il rischio contagio: perché l'Italia non può festeggiare troppo
Per ora il mercato ha trattato la vicenda come un problema francese, premiando per confronto i titoli italiani. Ma la stessa ricerca indica che i rendimenti decennali di Francia, Italia, Spagna e Grecia si trovano tutti ai massimi da oltre due decenni. Non è quindi una semplice rotazione dalla Francia verso la periferia: è un repricing generale del costo del debito pubblico in euro.
La distinzione è cruciale. Se la crisi resta circoscritta a Parigi, l'Italia continua a guadagnarci in termini relativi. Se invece il mercato comincia a dubitare della sostenibilità del debito dell'intera area — con la seconda economia dell'eurozona in difficoltà e nessuno strumento politico pronto a intervenire — il movimento diventa comune e lo spread italiano torna a salire insieme a quello francese. Il 2011 ha insegnato che, in quella fase, le distinzioni fra paesi contano meno di quanto si pensi.
Cosa osservare nelle prossime settimane
Il primo appuntamento è il voto sul bilancio francese: l'esito dirà se il paese è in grado di avviare la correzione o se l'impasse politica si prolunga. Il secondo indicatore da seguire è il differenziale OAT-BTP: se il sorpasso italiano si consolida, significa che il mercato sta riscrivendo in modo durevole la gerarchia del rischio europeo; se rientra rapidamente, si trattava di un episodio di stress.
Terzo elemento, la reazione della Banca Centrale Europea. La BCE dispone di strumenti per contrastare movimenti di spread giudicati ingiustificati, ma usarli per la Francia solleverebbe interrogativi politici delicati. Infine, da monitorare le agenzie di rating: un declassamento del debito francese amplificherebbe le vendite, perché molti fondi hanno vincoli statutari legati al merito di credito dei titoli che possono detenere.