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GEOPOLITICA

Petrolio a $98: Hormuz, Iran e lo spettro della stagflazione. Oro a $4.880

WTI $98,42 · Brent $109,47 · Petrolio +70% dal conflitto · 70% petroliere evita Hormuz · Iran attacca Shah gas field UAE · Iraq riapre via Ceyhan · Oro $4.880 · Argento $77 · DAX -0,91%

18 Marzo 2026 · Redazione Alma Finanza

Il petrolio WTI si attesta a $98,42 al barile e il Brent a $109,47 il 18 marzo 2026, con un rialzo complessivo del +70% dall'inizio del conflitto Iran-coalizione. Lo Stretto di Hormuz resta di fatto semi-bloccato: il 70% delle petroliere evita il passaggio per timore di attacchi iraniani. L'Iran ha colpito lo Shah gas field negli Emirati Arabi Uniti e ha attaccato una petroliera in transito. Sul fronte positivo, l'Iraq ha concordato la riapertura delle esportazioni via oleodotto Ceyhan in Turchia, offrendo un parziale sollievo. L'oro tocca i $4.880 l'oncia, l'argento quota $77. Lo spettro della stagflazione si materializza nei dati e nelle parole della Fed.

Mercato petrolifero: i numeri della crisi

Materia prima Prezzo 18 Mar Var. dal conflitto (28 Feb)
WTI Crude Oil $98,42 +70% dal pre-conflitto
Brent Crude Oil $109,47 +68% dal pre-conflitto
Oro (spot) $4.880/oz record storico
Argento (spot) $77/oz massimo pluriennale

Il rialzo del petrolio dal 28 febbraio — data di inizio delle ostilita — e stato vertiginoso. Il WTI e passato da circa $58 a quasi $100 in meno di tre settimane, un'accelerazione che non si vedeva dalla crisi del 1973. Il Brent, benchmark europeo, ha superato i $109, riflettendo il premio di rischio aggiuntivo legato alla vicinanza geografica dell'Europa al teatro del conflitto e alla sua maggiore dipendenza dalle forniture mediorientali.

Stretto di Hormuz: blocco de facto al 70%

Lo Stretto di Hormuz rappresenta il cuore della crisi energetica in corso. Secondo le rilevazioni delle principali agenzie di shipping intelligence, circa il 70% delle petroliere che normalmente transita dallo stretto sta evitando la rotta, optando per percorsi alternativi piu lunghi e costosi o semplicemente restando in attesa nei porti di partenza. Il motivo e concreto: l'Iran ha attaccato una petroliera in transito nella zona, dimostrando la volonta di colpire anche il traffico commerciale civile.

Attraverso lo Stretto di Hormuz transita normalmente oltre il 10% del greggio mondiale, insieme a quote significative di gas naturale liquefatto e prodotti raffinati. Il blocco parziale ha creato colli di bottiglia logistici che si ripercuotono lungo tutta la catena di approvvigionamento energetico globale.

Impara: Stretto di Hormuz — il collo di bottiglia dell'energia mondiale

Lo Stretto di Hormuz e un passaggio marino largo circa 55 km situato tra l'Iran e l'Oman, che collega il Golfo Persico all'Oceano Indiano attraverso il Golfo di Oman. Attraverso di esso transita circa il 20-21% dell'approvvigionamento globale di petrolio (circa 21 milioni di barili al giorno) e una quota ancora superiore del gas naturale liquefatto mondiale (circa il 25%). I principali paesi esportatori che dipendono da Hormuz sono Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Non esiste un'alternativa infrastrutturale in grado di sostituire completamente Hormuz nel breve termine: gli oleodotti terrestri esistenti (come quello che collega l'Arabia Saudita al porto di Yanbu sul Mar Rosso) hanno una capacita limitata. Per questo, ogni minaccia alla navigazione nello stretto provoca reazioni immediate e violente sui mercati energetici globali.

Iran: attacco allo Shah gas field e minacce continue

L'Iran ha intensificato le azioni militari nella regione. L'attacco piu significativo degli ultimi giorni e stato quello allo Shah gas field, un importante giacimento di gas naturale situato negli Emirati Arabi Uniti. L'impianto, uno dei principali hub di produzione e distribuzione energetica del Golfo, e stato colpito da missili o droni nella notte tra il 16 e il 17 marzo, provocando danni alle infrastrutture di superficie.

L'attacco allo Shah gas field ha un significato strategico che va oltre il danno materiale: dimostra la capacita dell'Iran di colpire infrastrutture energetiche critiche anche in profondita nel territorio dei paesi della coalizione avversaria. Questo eleva il premio di rischio su tutta la produzione energetica del Golfo, non solo su quella che transita per Hormuz.

Parallelamente, l'attacco a una petroliera in transito nello stretto ha rappresentato un messaggio diretto al settore dello shipping internazionale: il passaggio non e sicuro, e il rischio di danni fisici alle navi e concreto. Questo spiega perche il 70% delle petroliere ha scelto di evitare la rotta.

Iraq e Ceyhan: un sollievo parziale

Un elemento di parziale controbilanciamento e arrivato dall'Iraq, che ha concordato con la Turchia la riapertura delle esportazioni petrolifere attraverso l'oleodotto Kirkuk-Ceyhan. L'oleodotto, che era stato chiuso per mesi a causa di dispute commerciali e poi per questioni di sicurezza legate al conflitto, potrebbe riportare sul mercato fino a 450.000 barili al giorno di greggio iracheno, bypassando completamente lo Stretto di Hormuz.

Tuttavia, il sollievo e limitato: 450.000 barili al giorno rappresentano una frazione dei circa 21 milioni di barili che normalmente transitano per Hormuz. L'oleodotto Ceyhan e un cerotto su una ferita molto piu grande, ma il mercato ha comunque reagito positivamente alla notizia, con il WTI che ha ritracciato brevemente sotto i $97 prima di risalire.

PPI e petrolio: lo shock deve ancora arrivare

Il dato PPI di febbraio, uscito il 18 marzo al +0,7% MoM (doppio delle attese), ha mostrato una componente energetica in crescita del +2,3%. Ma il punto cruciale e che il conflitto Iran-coalizione e iniziato il 28 febbraio, quindi il dato di febbraio cattura al massimo 1-2 giorni di shock petrolifero. I dati di marzo, con il WTI che e passato da $58 a quasi $100 nel corso del mese, saranno drammaticamente peggiori.

Il presidente della Fed Jerome Powell ha confermato questa lettura nella conferenza stampa del 18 marzo, dichiarando che il Medio Oriente rappresenta un fattore rilevante per l'outlook e che i prezzi dell'energia potrebbero precludere ulteriori tagli dei tassi. Powell ha di fatto tracciato un collegamento diretto tra la crisi di Hormuz e la politica monetaria americana.

Mercati finanziari globali: risk-off generalizzato

Mercato / Asset Livello 18 Mar Var. Giorno
DAX (Germania) 23.515 -0,91%
S&P 500 (USA) 6.624 -1,36%
Oro spot $4.880/oz record storico
Argento spot $77/oz massimo pluriennale
WTI Crude $98,42 +2,1% giornaliero

Il DAX tedesco ha chiuso a 23.515, in calo del -0,91% nella seduta, penalizzato dalla dipendenza dell'economia tedesca dalle importazioni energetiche. L'oro ha toccato un nuovo record storico a $4.880 l'oncia, confermando il suo ruolo di bene rifugio in contesti di incertezza geopolitica e inflazionistica. L'argento a $77 beneficia sia della domanda rifugio sia della componente industriale legata alla transizione energetica.

Impara: Stagflazione — il peggior scenario per i mercati

La stagflazione e uno scenario economico in cui coesistono tre elementi negativi: crescita economica stagnante o negativa, inflazione elevata e disoccupazione in aumento. E considerato il peggior scenario possibile per le banche centrali perche le obbliga a scegliere tra combattere l'inflazione (alzando i tassi, ma frenando ulteriormente la crescita) o sostenere l'economia (tagliando i tassi, ma rischiando di alimentare l'inflazione). L'ultimo episodio significativo di stagflazione risale agli anni '70, quando lo shock petrolifero causato dall'embargo OPEC provoco una combinazione di recessione e inflazione a due cifre. Il parallelo con la situazione attuale — shock petrolifero da Hormuz, PPI in impennata, mercato del lavoro in rallentamento — e uno dei fattori che piu preoccupa gli analisti nel marzo 2026.

Prospettive: tra escalation e negoziati

La situazione resta estremamente fluida. Da un lato, l'Iran continua a dimostrare capacita e volonta di colpire infrastrutture energetiche e traffico navale, mantenendo alto il premio di rischio sul petrolio. Dall'altro, l'accordo Iraq-Turchia via Ceyhan e il fatto che alcune petroliere stiano lentamente riprendendo a transitare per Hormuz suggeriscono che la chiusura totale dello stretto non e (ancora) una realta.

Per i mercati finanziari, lo scenario di stagflazione sta passando da ipotesi teorica a rischio concreto. Il PPI di febbraio e solo l'anticipo di quello che potrebbe arrivare con i dati di marzo, quando l'intero mese sara stato caratterizzato dal petrolio sopra gli $80-90. La Fed ha chiaramente indicato che non taglia in questo contesto. I prossimi giorni saranno cruciali per capire se la crisi si stabilizza o se l'escalation continua.

Nota metodologica sulle variazioni percentuali

Le variazioni percentuali riportate si riferiscono ai seguenti intervalli: dal conflitto (variazione dal 28 febbraio 2026, data di inizio delle ostilita), giorno (seduta del 18 marzo 2026), MoM (mese su mese per i dati macro). I prezzi delle materie prime si riferiscono alla chiusura dei mercati futures del 18 marzo. Il record storico dell'oro e riferito al prezzo spot intraday.

La crisi di Hormuz domina i mercati globali: petrolio a $98, oro al record storico di $4.880, mercati azionari in rosso. L'Iran attacca infrastrutture e petroliere. Il PPI non riflette ancora lo shock pieno. Powell conferma: il Medio Oriente condiziona la politica monetaria. Lo spettro della stagflazione si avvicina.

Le informazioni contenute in questo articolo sono fornite a scopo esclusivamente informativo e giornalistico. Non costituiscono consulenza finanziaria, raccomandazione di investimento o sollecitazione all'acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. I dati di mercato sono soggetti a continua variazione. Prima di prendere qualsiasi decisione di investimento, si raccomanda di consultare un consulente finanziario abilitato.