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FTSE MIB 5 marzo: -1,6% a ~44.400 — Nexi crolla -16,6%, Amplifon -13,2%, Campari +10%

5 Marzo 2026 · Redazione Alma Finanza

Seduta pesantissima per Piazza Affari: il FTSE MIB chiude a circa 44.400 punti, in calo dell'1,6% nella giornata dopo un'apertura a 45.124 (-0,47% in avvio). La giornata è stata dominata da due crolli storici: Nexi a -16,6% dopo una trimestrale devastante con svalutazione dell'avviamento da €3,7 miliardi, e Amplifon a -13,2% per margini in forte contrazione. Sul fronte opposto, Campari brilla con un +10% grazie a risultati sopra le attese. Sullo sfondo, il sesto giorno di conflitto in Iran senza segnali diplomatici, con il Brent a $85 al barile e i timori di una BCE costretta a mantenere i tassi fermi.

FTSE MIB: giornata da dimenticare

L'indice principale di Piazza Affari ha aperto a 45.124 punti (-0,47% rispetto alla chiusura precedente), per poi accelerare al ribasso nel corso della seduta fino a chiudere in area 44.400, segnando un calo complessivo dell'1,6% nella giornata. A pesare sono stati soprattutto i crolli di Nexi e Amplifon, che da soli hanno contribuito significativamente alla discesa dell'indice, oltre al clima di incertezza legato al conflitto in Iran, ormai al sesto giorno senza alcun canale diplomatico aperto.

TitoloVar. GiornalieraNote
Campari+10%Trimestrale sopra le attese
STM+3,98%Vento favorevole settore semiconduttori
Azimut+2,3%Risultati 2025 apprezzati
Snam+0,91%Ricavi +8,9% anno su anno, dividendo +4%
Mediobanca-3,9%Presentazione lista board
MPS-4,2%Pressione su comparto bancario
Amplifon-13,2%Margine EBITDA in contrazione
Nexi-16,6%Svalutazione avviamento €3,7B, nuovo minimo dal 2020

Nexi: il crollo storico (-16,6% nella seduta)

Il titolo più colpito della giornata è stato senza dubbio Nexi, che ha chiuso in ribasso del 16,6% nella seduta, dopo aver toccato un calo intraday del -20% durante la mattinata. Il titolo ha raggiunto un nuovo minimo storico dal 2020, anno della quotazione in Borsa.

A scatenare il sell-off sono stati i risultati del 2025: ricavi pari a €3,59 miliardi (+2,1% anno su anno), un EBITDA di €1,9 miliardi, ma una perdita netta di €3,38 miliardi causata da una maxi-svalutazione dell'avviamento (goodwill) per €3,7 miliardi. A peggiorare il quadro, il management ha annunciato che non ci sarà alcun buyback nel 2026, deludendo le aspettative di chi sperava in un supporto al titolo.

Gli short seller avevano già fiutato la debolezza: le posizioni corte sul titolo Nexi ammontavano all'8,07% del capitale prima della pubblicazione dei risultati. Il bilancio è impietoso: il titolo ha perso il 32% dall'inizio del 2026 e il 45% negli ultimi 12 mesi.

VoceDato 2025Variazione
Ricavi€3,59 miliardi+2,1% anno su anno
EBITDA€1,9 miliardi
Risultato netto−€3,38 miliardiPerdita (da utile nel 2024)
Svalutazione avviamento€3,7 miliardiVoce straordinaria negativa
Buyback 2026Non previsto
Posizioni short8,07% del capitale
Performance YTD (da inizio 2026)-32%
Performance 12 mesi-45%

💡 Impara: Cos'è una svalutazione dell'avviamento?

L'avviamento (o goodwill) è la differenza tra il prezzo pagato per acquisire un'azienda e il valore contabile netto dei suoi asset. Quando un'azienda acquisisce un'altra società a un prezzo superiore al suo patrimonio netto, la differenza viene iscritta a bilancio come avviamento. Periodicamente, le aziende devono verificare se il valore dell'avviamento è ancora giustificato (il cosiddetto impairment test). Se le prospettive future dell'attività acquisita peggiorano, l'avviamento deve essere svalutato: la differenza viene registrata come perdita nel conto economico. Nel caso di Nexi, la svalutazione di €3,7 miliardi è legata alle acquisizioni passate (SIA e Nets) il cui valore è stato rivisto al ribasso. Questa voce non comporta un'uscita di cassa, ma impatta pesantemente sul risultato netto e segnala che le acquisizioni non hanno generato il valore atteso.

💡 Impara: Cos'è lo short selling?

Lo short selling (vendita allo scoperto) è una strategia in cui un investitore prende in prestito azioni che non possiede e le vende sul mercato, con l'obiettivo di ricomprarle più tardi a un prezzo inferiore e guadagnare sulla differenza. Quando la percentuale di azioni "shortate" su un titolo è molto alta — come l'8,07% nel caso di Nexi — significa che molti operatori professionali scommettono sul ribasso. Un dato così elevato può anche amplificare i movimenti: se il titolo scende, gli short seller guadagnano; se risale bruscamente, possono essere costretti a ricomprare in fretta (il cosiddetto short squeeze), accelerando il rialzo.

Amplifon: margini in contrazione, titolo a -13,2%

Amplifon ha subito la seconda peggiore performance della seduta con un calo del 13,2% nella giornata. Nonostante i ricavi abbiano battuto le aspettative degli analisti, è stato l'EBITDA a deludere profondamente: €540 milioni nel 2025, in contrazione del 4,5% anno su anno. Il margine EBITDA è sceso al 22,6% dal 23,5% dell'anno precedente.

A pesare sono stati i costi legati all'espansione di Miracle-Ear negli Stati Uniti e le maggiori spese di marketing necessarie per sostenere la crescita. Il management non ha fornito guidance quantitativa per il 2026, alimentando l'incertezza tra gli investitori e scatenando le vendite.

VoceDato 2025Variazione anno su anno
RicaviSopra le atteseBeat consensus
EBITDA€540 milioni-4,5% anno su anno
Margine EBITDA22,6%Da 23,5% (anno precedente)
Guidance 2026Non fornita (nessun target quantitativo)

💡 Impara: Perché il margine EBITDA conta più dei ricavi?

Il margine EBITDA misura quanta parte dei ricavi si trasforma in utile operativo lordo (prima di interessi, tasse, ammortamenti e svalutazioni). Un'azienda può crescere nei ricavi ma distruggere valore se i costi crescono più velocemente. Nel caso di Amplifon, i ricavi sono saliti ma i costi di espansione (Miracle-Ear negli USA) e le spese di marketing hanno eroso la redditività, portando il margine dal 23,5% al 22,6%. Gli investitori si sono concentrati sulla compressione dei margini piuttosto che sulla crescita del fatturato, perché margini in calo possono segnalare difficoltà strutturali nel modello di business.

Campari: +10% dopo trimestrale forte

In controtendenza rispetto al listino, Campari ha chiuso con un rialzo del +10% nella seduta, risultando il miglior titolo della giornata sul FTSE MIB. I risultati del 2025 hanno superato le attese degli analisti su tutte le principali metriche, confermando la solidità del gruppo nel segmento degli spirit premium. Il mercato ha premiato in particolare la capacità del gruppo di mantenere il potere di prezzo e i margini in un contesto macroeconomico complesso.

STM, Azimut e Snam: le altre note positive

STMicroelectronics ha guadagnato il +3,98% nella seduta, beneficiando di un vento favorevole sul settore dei semiconduttori a livello globale. Azimut ha chiuso a +2,3% dopo la pubblicazione dei numeri del 2025, accolti positivamente dal mercato.

Snam ha chiuso a +0,91% nella seduta dopo aver riportato ricavi per €3.885 milioni nel 2025, in crescita del +8,9% anno su anno. Il gruppo ha annunciato un dividendo di €0,3021 per azione, in aumento del +4% anno su anno, confermando la politica di remunerazione progressiva degli azionisti.

MPS e Mediobanca: banche sotto pressione

MPS ha ceduto il 4,2% nella seduta e Mediobanca il 3,9% nella seduta, in una giornata segnata dalla presentazione della lista per il rinnovo del board di Mediobanca. Le dinamiche legate all'offerta di MPS su Mediobanca continuano a generare incertezza e volatilità su entrambi i titoli, mantenendo alto il nervosismo nel comparto bancario.

Il contesto: Iran giorno 6, petrolio a $85, BCE sotto pressione

La seduta è stata condizionata dal sesto giorno consecutivo di conflitto in Iran, senza alcun segnale di apertura diplomatica. Il prezzo del Brent si è mantenuto a $85 al barile, alimentando i timori di uno shock energetico prolungato che potrebbe costringere la BCE a mantenere i tassi di interesse invariati più a lungo del previsto, nonostante i segnali di rallentamento economico nell'Eurozona.

La combinazione di tensioni geopolitiche, risultati societari contrastanti e incertezza sulla politica monetaria ha creato un mix tossico per i mercati europei, con il FTSE MIB che ha pagato il prezzo più alto tra i principali indici del continente nella seduta odierna.

⚠️ Le informazioni contenute in questo articolo sono a scopo puramente informativo e non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria, raccomandazione di investimento o sollecitazione all'acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. Ogni decisione di investimento deve essere presa in autonomia e, se necessario, con il supporto di un consulente finanziario qualificato.