Seduta caratterizzata da un andamento a montagne russe per Piazza Affari: il FTSE MIB chiude a 43.369 punti, in rialzo dello 0,42%, dopo un'apertura cauta a +0,13%, un affondo intraday (infragiornaliero) fino a -0,63% è un recupero nel pomeriggio. Protagonista assoluta della giornata è INWIT, che esplode del +9,8% a €6,89 sui rumors (voci) di un'offerta congiunta dei fondi Ardian e Brookfield Asset Management per il 100% della tower company (società di torri). In netta controtendenza il settore difesa, con Avio a -7% e Leonardo a -3,6%.
FTSE MIB: seduta in altalena, chiusura positiva a +0,42%
La giornata del 24 marzo si è aperta con un clima di incertezza, legato alla crisi iraniana e all'evoluzione delle trattative sulle sanzioni (sanctions) petrolifere USA. Il FTSE MIB ha iniziato con un timido +0,13%, per poi scivolare in territorio negativo fino a toccare un minimo di -0,63% nella tarda mattinata. La svolta è arrivata nel primo pomeriggio, quando le notizie su INWIT hanno trascinato al rialzo l'intero listino, portando l'indice a chiudere con un guadagno dello 0,42% a 43.369 punti.
L'euro ha perso lo 0,3% contro il dollaro, scivolando a 1,157. Il contesto macro resta dominato dall'incertezza geopolitica: gli USA hanno congelato le sanzioni (sanctions) sul greggio iraniano per 30 giorni, una mossa che ha contribuito alla volatilità (oscillazione dei prezzi) dei mercati energetici.
| Indice | Chiusura | Variazione |
|---|---|---|
| FTSE MIB | 43.369 | +0,42% |
| Euro/Dollaro | 1,157 | -0,30% |
| Spread (differenziale) BTP-Bund | 92,5 pb | +4,5 pb |
| BTP 10 anni (rendimento) | 3,94% | — |
| Brent (petrolio) | $104 | ~+5% |
| WTI (petrolio USA) | ~$92 | ~+5% |
| Gas Amsterdam (TTF) | €54/MWh | -4,6% |
INWIT +9,8%: i rumors (voci) sull'offerta Ardian-Brookfield
La vera protagonista della seduta è stata INWIT, la tower company (società di torri di telecomunicazione) controllata da TIM, che ha chiuso con un esplosivo +9,8% a €6,89. A scatenare gli acquisti sono state le indiscrezioni secondo cui il fondo francese Ardian, già azionista della società, sarebbe in trattative avanzate con Brookfield Asset Management, colosso canadese delle infrastrutture, per lanciare un'offerta pubblica di acquisto (OPA) sul 100% del capitale.
Il titolo INWIT aveva perso oltre il 20% nell'ultimo mese, penalizzato dalla notizia che TIM e Fastweb/Vodafone intendono costruire nuove torri 5G in autonomia, riducendo la dipendenza da INWIT. I rumors (voci) sull'OPA (offerta pubblica di acquisto) hanno invertito bruscamente il trend (tendenza), generando un potente short squeeze (ricopertura delle posizioni ribassiste) che ha spinto il titolo in cima al listino.
Tra gli altri titoli in evidenza: Nexi +2,93%, Lottomatica +2,36%, Amplifon +2,2%, Saipem +2,16%, Diasorin +2%, Tenaris +1,85% e Mediobanca +1,50%.
| Titolo | Chiusura | Var. Giornaliera |
|---|---|---|
| INWIT | €6,89 | +9,8% |
| Nexi | — | +2,93% |
| Lottomatica | — | +2,36% |
| Amplifon | — | +2,2% |
| Saipem | — | +2,16% |
| Diasorin | — | +2,0% |
| Tenaris | — | +1,85% |
| Mediobanca | — | +1,50% |
| Leonardo | — | -3,6% |
| Poste Italiane | — | -2,2% |
| Fincantieri | — | -3,6% |
| Avio | — | -7,0% |
Fondi infrastrutturali (Infrastructure Funds): cosa sono e perché comprano torri di telecomunicazione
I fondi infrastrutturali sono veicoli di investimento specializzati nell'acquisto di beni fisici essenziali: autostrade, reti elettriche, porti, data center (centri dati) e, appunto, torri di telecomunicazione. Ardian (Francia) e Brookfield (Canada) sono tra i maggiori al mondo in questo segmento.
Le tower company (società di torri) come INWIT sono particolarmente attrattive per questi fondi perché generano ricavi ricorrenti e prevedibili: gli operatori telefonici pagano un canone fisso per utilizzare le torri, con contratti di lunga durata (10-15 anni) e clausole di adeguamento all'inflazione (inflation-linked). Il risultato è un flusso di cassa stabile, simile a quello di un'obbligazione, ma con rendimenti (yield) superiori, tipicamente tra il 5% è l'8% annuo.
Con la diffusione del 5G, la domanda di torri è destinata a crescere: ogni cella 5G ha una portata inferiore rispetto al 4G, richiedendo una rete più fitta di antenne e infrastrutture.
Settore difesa in forte calo: Leonardo -3,6%, Avio -7%, Fincantieri -3,6%
In netto contrasto con il tono positivo del listino, i titoli della difesa hanno subito una giornata di pesanti vendite. Avio ha guidato i ribassi con un -7%, seguito da Leonardo e Fincantieri, entrambi a -3,6%. Anche Poste Italiane ha chiuso in territorio negativo con un -2,2%.
Il calo del settore difesa appare paradossale in un contesto di tensioni geopolitiche elevate, con la crisi iraniana ancora in corso. Tuttavia, il fenomeno è ben noto agli operatori di mercato: dopo i forti rialzi delle settimane precedenti, alimentati dall'escalation (intensificazione) militare e dai piani di riarmo europei, gli investitori hanno deciso di incassare i profitti. Si tratta di un classico profit-taking (presa di profitto), amplificato dalla rotazione settoriale verso titoli che avevano sottoperformato, come INWIT è il comparto dei pagamenti digitali (Nexi).
Settore difesa in borsa: perché scende durante le guerre?
Sembra controintuitivo, ma i titoli della difesa spesso scendono nelle fasi acute dei conflitti, pur avendo beneficiato del rally (rialzo) iniziale. Le ragioni sono molteplici:
1. Profit-taking (presa di profitto): dopo settimane di rialzi, gli investitori istituzionali vendono per consolidare i guadagni. Il timing (tempismo) è spesso legato a soglie tecniche di prezzo.
2. Incertezza sui contratti: le guerre aumentano i budget (stanziamenti) militari, ma i nuovi ordini richiedono mesi o anni per tradursi in ricavi. Nel breve termine, prevale il dubbio su quali aziende ne beneficeranno realmente.
3. Rotazione settoriale: i gestori di fondi spostano capitali dai settori "caldi" a quelli rimasti indietro, creando un effetto di ribilanciamento che penalizza i vincitori recenti.
4. Risk-off (avversione al rischio) generalizzato: quando l'incertezza è molto alta, anche i titoli "vincitori" vengono venduti per ridurre l'esposizione complessiva al mercato.
Spread (differenziale) BTP-Bund a 92,5 pb: il termometro del rischio (rischio) Italia
Lo spread (differenziale) BTP-Bund si è allargato nella seduta, passando dagli 88 punti base dell'apertura ai 92,5 punti base in chiusura. Il rendimento del BTP decennale si è attestato al 3,94%. L'allargamento, pur contenuto, segnala un leggero aumento della percezione di rischio sul debito italiano.
A pesare è stato soprattutto il contesto internazionale: il Brent a $104 al barile è il WTI intorno a $92 (+5% nella giornata) mettono sotto pressione i conti pubblici dei Paesi importatori netti di energia come l'Italia. L'aumento del costo dell'energia si traduce in un rischio inflazionistico che potrebbe costringere la BCE a mantenere i tassi più alti più a lungo, penalizzando i titoli di Stato a lunga scadenza.
In controtendenza il gas naturale al TTF di Amsterdam, sceso del 4,6% a €54/MWh, grazie all'arrivo della primavera è alla riduzione della domanda per riscaldamento.
Energia e petrolio: Brent a $104, gas in calo
Il mercato energetico ha vissuto una seduta di forti contrasti. Da un lato, il petrolio ha registrato un'impennata significativa: il Brent ha toccato i $104 al barile è il WTI si è portato intorno ai $92, con un rialzo giornaliero stimato intorno al +5%. A spingere le quotazioni è stata la decisione degli USA di congelare le sanzioni (sanctions) sul greggio iraniano per soli 30 giorni, una mossa che il mercato ha interpretato come un segnale di instabilità prolungata nell'area del Golfo.
Dall'altro lato, il gas naturale ha proseguito la sua discesa: il benchmark (riferimento) TTF di Amsterdam ha perso il 4,6% chiudendo a €54/MWh. Il calo è dovuto a fattori stagionali — la domanda per riscaldamento si riduce con l'arrivo della primavera — e agli stoccaggi (storage) europei che restano su livelli confortevoli.
Sul listino milanese, i titoli legati al petrolio hanno beneficiato del rialzo del greggio: Saipem +2,16% e Tenaris +1,85% hanno chiuso tra i migliori della seduta, sostenuti dalla prospettiva di aumento della spesa in esplorazione e produzione (E&P) da parte delle major (grandi compagnie petrolifere).
Disclaimer (avvertenza)
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Nota metodologica
I dati riportati provengono da fonti pubbliche (Borsa Italiana, Reuters, Bloomberg). Le variazioni percentuali si riferiscono alla chiusura della seduta del 24 marzo 2026 rispetto alla chiusura della seduta precedente, salvo diversa indicazione.