Il 6 maggio 2026 è una seduta guidata dagli Earnings (risultati trimestrali): cinque aziende di tre paesi e quattro settori diversi sorprendono il mercato e segnano rialzi consistenti. AMD (NASDAQ) balza del +16% dopo il miglior trimestre della sua storia, con revenue a $10,25 miliardi e il segmento Data Center (centro dati) cresciuto del +57% YoY (Anno su Anno); Disney (NYSE) guadagna il +7,5% con lo Streaming che supera il 10% di margine operativo per la prima volta; Uber (NYSE) avanza dell'+8% su una guidance che promette ulteriore accelerazione. In Europa, Amplifon (Borsa di Milano) vola del +12,4% dopo margini record nel settore degli apparecchi acustici, mentre BMW (Francoforte) sale del +4,4% nonostante un calo degli utili: la dimostrazione che i mercati guardano al futuro, non al passato.
Il quadro d’insieme: cinque aziende, cinque storie di mercato
Il 6 maggio 2026 resterà negli annali come una delle giornate di Earnings Season (stagione delle trimestrali) più intense degli ultimi anni. Cinque grandi aziende — distribuite tra NASDAQ, NYSE, Borsa di Milano e Francoforte — pubblicano i risultati trimestrali in un lasso di tempo ristretto, innescando movimenti di prezzo a doppia cifra e ridisegnando le mappe settoriali. La tabella seguente riassume i dati essenziali di questa seduta straordinaria.
| Azienda | Mercato | Var. Giornaliera | EPS / KPI beat | Dato chiave |
|---|---|---|---|---|
| AMD | NASDAQ | +16,0% | EPS adj. $1,37 vs $1,29 atteso | Revenue +38% YoY a $10,25B |
| Disney | NYSE | +7,5% | EPS adj. $1,57 vs $1,50 atteso | Streaming income +88% YoY |
| Uber | NYSE | +8,0% | Gross Bookings $53,7B (beat) | Q2 guidance +18–22% |
| Amplifon | MI (Borsa di Milano) | +12,4% | EBITDA margin 24,5% (record) | Organic growth +2,2% |
| BMW | XETR (Francoforte) | +4,43% | Revenue sopra attese | Pre-tax profit –25% YoY |
Quello che accomuna queste cinque storie è il segnale inviato dai mercati: gli investitori premiano chi dimostra accelerazione strutturale o miglioramento della redditività, anche in contesti macroeconomici non favorevoli. AMD e Amplifon sono premiati per la crescita, Disney per la svolta dello streaming, Uber per la qualità della guidance, BMW per la tenuta dei ricavi nonostante il calo degli utili. In tutti i casi, il mercato «compra il futuro», non fotografa il trimestre passato.
AMD: i chip AI cambiano il gioco — massimo storico a $379,90
Advanced Micro Devices ha pubblicato il miglior trimestre della propria storia. Nel primo trimestre del 2026, AMD ha registrato revenue (ricavi) di $10,25 miliardi, in crescita del +38% YoY rispetto ai $7,44 miliardi dell’anno precedente, battendo il consensus degli analisti di $9,89 miliardi. L’EPS (Earnings Per Share, utile per azione) adjusted si è attestato a $1,37, contro i $1,29 attesi, un beat (superamento delle attese) del +6,2%. Il vero protagonista del trimestre è il segmento Data Center (centro dati), che ha generato da solo $5,8 miliardi di revenue, in crescita del +57% YoY. È la domanda esplosiva di chip per l’AI (Intelligenza Artificiale) — in particolare le GPU (Graphics Processing Unit, Unità di Elaborazione Grafica) della famiglia Instinct e i processori EPYC per server — che traina questa crescita straordinaria. Il titolo AMD ha segnato un massimo storico intraday (durante la seduta) a $379,90, chiudendo in rialzo del +16,0% nella seduta del 6 maggio.
La guidance (previsione ufficiale) per il secondo trimestre 2026 indica revenue attorno ai $11,2 miliardi, superiore al consensus di mercato e in ulteriore accelerazione rispetto al Q1. Per comprendere la portata di questa crescita è utile confrontarla con lo scenario competitivo: AMD sta erodendo quote di mercato ai rivali Nvidia e Intel nel segmento dei chip per AI Inference (inferenza AI) e training dei modelli linguistici. Nvidia rimane il leader assoluto con le sue GPU H100 e Blackwell, ma AMD — grazie alle GPU Instinct MI300X e MI350 — si sta affermando come alternativa credibile per i grandi hyperscaler (fornitori cloud) che vogliono diversificare i propri fornitori. Intel, con la serie Gaudi, resta più indietro in questa corsa. Il mercato riconosce ad AMD una posizione di challenger (sfidante) sempre più solida, in un settore in cui la domanda supera strutturalmente l’offerta disponibile.
Impara: Data Center (Centro Dati) e AI Chips — perché la domanda esplode
Un Data Center (centro dati) è una struttura fisica che ospita server, sistemi di archiviazione e reti necessari per il funzionamento di applicazioni digitali su larga scala. I grandi cloud provider come Microsoft Azure, Amazon AWS e Google Cloud gestiscono centinaia di data center in tutto il mondo. Con l’esplosione dei modelli di AI (Intelligenza Artificiale) — come i Large Language Model (LLM, Modelli Linguistici di Grandi Dimensioni) — i data center hanno bisogno di chip sempre più potenti e specializzati.
La differenza tra chip consumer e chip enterprise: un chip “consumer” come una GPU per il gaming (es. AMD Radeon) è progettato per elaborare grafica in real-time su un singolo PC. Un chip “enterprise” come l’AMD Instinct MI300X è progettato per eseguire miliardi di calcoli in parallelo su cluster di server, ottimizzato per il training e l’inferenza di modelli AI da miliardi di parametri. I prezzi riflettono questa differenza: una GPU gaming costa alcune centinaia di euro, un chip AI enterprise può costare da $10.000 a $40.000 per unità.
GPU vs CPU nell’AI: una CPU (Central Processing Unit, Unità Centrale di Elaborazione) è ottimizzata per eseguire pochi compiti complessi in sequenza; una GPU (Graphics Processing Unit) è progettata per eseguire milioni di operazioni semplici in parallelo. Poiché il training dell’AI richiede esattamente questo tipo di parallelismo massivo, le GPU sono diventate il componente critico dei data center AI. AMD vende entrambe le categorie: le CPU server EPYC dominano il mercato enterprise tradizionale; le GPU Instinct sono la sua scommessa sull’AI. Quando il segmento Data Center di AMD cresce del +57% in un anno, sta dicendo che queste due linee di prodotto insieme stanno registrando una domanda senza precedenti.
Disney: il paradosso dello streaming che finalmente guadagna
Nel secondo trimestre dell’anno fiscale 2026 (trimestre chiuso al 28 marzo 2026), The Walt Disney Company ha riportato revenue totali di $25,17 miliardi (+7% YoY), battendo le attese degli analisti di $24,85 miliardi. L’EPS (Earnings Per Share) adjusted si è attestato a $1,57, contro i $1,50 attesi, un beat del +4,7%. Ma il dato che ha veramente mosso il titolo — che ha guadagnato il +7,5% nella seduta — è storico: il segmento Streaming (Disney+ e Hulu) ha registrato un Operating Income (reddito operativo) di $582 milioni, in crescita del +88% YoY, con un Operating Margin (margine operativo) del 10,6%: è la prima volta nella storia di Disney che lo streaming supera il 10% di margine operativo. Per anni il mercato ha chiesto a Disney di dimostrare che lo streaming poteva diventare un business redditizio: il 6 maggio 2026 quella prova è arrivata. Il segmento Parks & Experiences (Parchi e Attività) ha registrato revenue record di $9,5 miliardi (+7% YoY), con un lieve calo dell’attendance (presenze) nei parchi USA del –1%, attribuibile alla riduzione dei visitatori internazionali a causa delle tensioni sui dazi.
È anche il primo Earnings Report (report trimestrale) sotto la guida del nuovo CEO Josh D’Amaro, subentrato a Bob Iger, e il mercato ha accolto positivamente sia i numeri sia la guidance (previsione): Disney stima una crescita degli utili del ~12% per l’intero anno fiscale 2026. La transizione da modello di business basato sulla Cable TV (televisione via cavo) — un mercato in declino strutturale — a un modello Direct-to-Consumer (DTC, direttamente al consumatore) basato sullo streaming era iniziata nel 2019 con il lancio di Disney+. Per anni quella transizione aveva bruciato miliardi: l’operating income dello streaming era profondamente negativo. La svolta del 10,6% di margine operativo nel Q2 FY2026 segnala che Disney ha raggiunto la scala critica: con oltre 150 milioni di abbonati paganti tra Disney+ e Hulu, i costi fissi dei contenuti sono ormai ammortizzati su una base utenti abbastanza ampia da generare profitto strutturale.
Impara: Operating Income (Reddito Operativo) e Streaming Economics — perché ci vogliono anni per guadagnare
Il Revenue (ricavo) è quanto un’azienda incassa in totale. L’Operating Income (reddito operativo) è quanto rimane dopo aver sottratto tutti i costi operativi: personale, marketing, tecnologia, costi dei contenuti. L’Operating Margin (margine operativo) è il rapporto percentuale tra Operating Income e Revenue: un margine del 10,6% significa che su ogni $100 di ricavi dallo streaming, Disney trattiene $10,60 di reddito operativo.
Perché lo streaming richiede anni per diventare profittevole: quando si lancia un servizio streaming, si devono sostenere costi fissi elevatissimi: produzione di serie TV e film originali (Disney+ spende miliardi all’anno in contenuti), infrastruttura tecnologica, marketing per acquisire abbonati. Questi costi esistono indipendentemente dal numero di abbonati. Nei primi anni, con pochi abbonati, quei costi vengono spalmati su una base ridotta: il risultato è perdita operativa. Man mano che gli abbonati crescono, gli stessi costi vengono spalmati su una base più ampia: i ricavi salgono ma i costi fissi restano sostanzialmente stabili, e il margine migliora.
Il Break-Even (pareggio economico) è il punto in cui i ricavi totali coprono esattamente i costi totali. Nel modello Subscription (abbonamento), come quello di Disney+, il break-even dipende dal numero di abbonati e dal costo medio mensile per abbonato. Disney ha attraversato il suo break-even streaming nel 2024, e ora nel Q2 FY2026 ha raggiunto un margine operativo a doppia cifra: la fase di monetizzazione è ormai avviata.
Uber e Amplifon: storie diverse, risultati convergenti
Nel primo trimestre 2026, Uber ha riportato revenue di $13,2 miliardi (+14% YoY), leggermente sotto le attese di $13,29 miliardi (“miss” di revenues). Il dato che ha invece superato le aspettative è quello dei Gross Bookings (prenotazioni lorde) — la metrica principale per una piattaforma di mobilità e delivery: $53,7 miliardi (+25% YoY), un beat significativo. L’EPS (Earnings Per Share) Non-GAAP è stato di $0,72 (+44% YoY), un risultato molto positivo. Il GAAP Net Income (utile netto secondo i principi contabili standard) è risultato invece più deludente: $263 milioni, contro i $1,78 miliardi dell’anno scorso, penalizzato da una svalutazione di partecipazioni azionarie pari a –$1,5 miliardi. Il mercato ha però scelto di ignorare questa perdita “carta” e premiare la vera forza operativa del business: il titolo Uber ha guadagnato il +8,0%. La Q2 Guidance (previsione per il secondo trimestre) parla chiaro: Gross Bookings attesi tra $56,25 e $57,75 miliardi, con una crescita del +18–22% a Constant Currency (cambi costanti), e un EPS Non-GAAP tra $0,78 e $0,82. È questa accelerazione futura che i mercati stanno scontando nel prezzo.
Amplifon, il leader mondiale nella distribuzione di apparecchi acustici (hearing aids) con sede a Milano e quotata sul mercato principale di Borsa Italiana, ha pubblicato risultati del primo trimestre 2026 di ottima qualità. Revenue di €579,8 milioni, con una crescita Organic (organica, ovvero escludendo acquisizioni e effetti valutari) del +2,2%. L’EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization, ovvero utile prima di interessi, tasse, ammortamenti e svalutazioni) adjusted è stato di €141,8 milioni, con un EBITDA Margin (margine EBITDA) del 24,5%: un record storico per Amplifon, con un miglioramento di +60 BPS (Basis Points, punti base) rispetto all’anno precedente. Il profitto netto adjusted è cresciuto del +6,7% YoY a €44,4 milioni. Il miglioramento del Leverage (leva finanziaria), misurato dal rapporto Net Debt/EBITDA sceso da 1,92x a 1,84x, segnala una riduzione strutturale del debito. La guidance 2026 prevede una crescita organica superiore al 3% e un miglioramento del margine EBITDA di circa 100 BPS. Il titolo ha guadagnato il +12,4% in seduta, registrando uno dei migliori rialzi dell’anno per un titolo del FTSE MIB.
Impara: GAAP vs Non-GAAP Earnings (Utili GAAP vs Non-GAAP) — quale metrica conta di più per i mercati
I principi contabili GAAP (Generally Accepted Accounting Principles, Principi Contabili Generalmente Accettati) impongono alle aziende quotate negli USA di includere nel loro utile netto tutte le voci di costo, compresi elementi che non riflettono l’andamento operativo del business: compensazione in azioni (Stock Compensation, compensazione azionaria), svalutazioni di partecipazioni, costi di ristrutturazione, ammortamento di intangibili da acquisizioni.
Il Non-GAAP (detto anche “adjusted” o “Core”) esclude queste voci “non ricorrenti” per mostrare quanto l’azienda guadagna dalla sua attività operativa ordinaria. Nel caso di Uber Q1 2026: l’utile GAAP è crollato a $263 milioni a causa di una svalutazione di $1,5 miliardi su partecipazioni azionarie (investimenti che hanno perso valore); l’EPS Non-GAAP è invece salito a $0,72 (+44% YoY) perché esclude quella svalutazione.
Quale metrica seguono i mercati? La risposta breve è: dipende. Per le aziende in fase di crescita come Uber, il mercato tende a usare il Non-GAAP come proxy dell’operatività reale. Per aziende mature, il GAAP è più rilevante. In generale: le svalutazioni di partecipazioni (come nel caso di Uber) sono voci non-cash e non ricorrenti, e il mercato le ignora; la Stock Compensation è invece un costo reale (diluisce gli azionisti) e va analizzata con attenzione anche nel Non-GAAP. La regola d’oro: leggere sempre entrambe le metriche e capire cosa viene escluso dal Non-GAAP prima di trarre conclusioni.
BMW: quando il mercato premia la visione e non l’utile del trimestre
La storia di BMW il 6 maggio 2026 è la più istruttiva della giornata per comprendere come funzionano i mercati finanziari. Il costruttore bavarese ha pubblicato risultati del primo trimestre 2026 in cui il Pre-Tax Profit (utile ante imposte) è calato del –25% YoY, penalizzato da una combinazione di impatto dei dazi americani sulle importazioni di auto europee e dagli elevati costi della transizione verso i veicoli EV (Electric Vehicle, Veicolo Elettrico). Eppure il titolo BMW ha guadagnato il +4,43% a Francoforte. Come è possibile? Il mercato ha premiato due elementi: primo, i Revenue (ricavi) sono risultati sopra le attese degli analisti, segnalando che la domanda per i modelli BMW — premium e EV — regge nonostante il contesto difficile. Secondo, l’ Adjusted Operating Profit (profitto operativo adjusted) del trimestre ha superato il consensus, indicando che BMW sta gestendo i costi in modo più efficiente di quanto previsto. La guidance per l’intero anno fiscale 2026 è stata confermata senza tagli, un segnale importante in un contesto di forte incertezza macroeconomica. Sul fronte settoriale, anche il fornitore automobilistico Continental ha segnato un rialzo del +4,86% nella stessa seduta, confermando che il mercato stava premiando l’intero comparto automotive europeo per la resilienza dimostrata. La dinamica BMW riassume una lezione fondamentale degli Earnings: un singolo trimestre negativo non è condanna, se l’azienda dimostra di avere un piano credibile e un modello di business che regge le pressioni esterne. La transizione verso l’EV richiederà ancora anni di investimenti pesanti per tutto il settore auto europeo, ma il mercato sta dicendo che BMW ha le risorse e la strategia per affrontarla.
Tutti i numeri in dettaglio: AMD, Disney, Uber, Amplifon, BMW
| Azienda | Metrica | Risultato Q1/Q2 2026 | Atteso (Consensus) | YoY |
|---|---|---|---|---|
| AMD NASDAQ |
Revenue totali | $10,25B | $9,89B | +38% |
| EPS adjusted | $1,37 | $1,29 | +6,2% beat | |
| Data Center revenue | $5,8B | — | +57% | |
| Q2 Guidance revenue | ~$11,2B | Sopra consensus | — | |
| Disney NYSE |
Revenue totali | $25,17B | $24,85B | +7% |
| EPS adjusted | $1,57 | $1,50 | +4,7% beat | |
| Streaming Operating Income | $582M | — | +88% | |
| Streaming margin | 10,6% (record) | — | Prima volta sopra 10% | |
| Uber NYSE |
Revenue totali | $13,2B | $13,29B | +14% |
| Gross Bookings | $53,7B | Beat | +25% | |
| EPS Non-GAAP | $0,72 | — | +44% | |
| GAAP Net Income | $263M | — | vs $1,78B anno fa | |
| Amplifon MI |
Revenue | €579,8M | — | Organic +2,2% |
| EBITDA adj. margin | 24,5% (record) | — | +60 BPS | |
| Net Debt/EBITDA | 1,84x | — | da 1,92x | |
| BMW XETR |
Revenue | Sopra attese | Consensus superato | — |
| Pre-tax profit | –25% YoY | — | Impatto dazi + EV |
Nota metodologica
I dati di AMD, Disney e Uber si riferiscono ai risultati ufficiali comunicati prima dell’apertura o dopo la chiusura dei mercati americani il 6 maggio 2026. I prezzi azionari e le variazioni percentuali si riferiscono alla chiusura della seduta del 6 maggio 2026. I dati di Disney si riferiscono al Q2 dell’anno fiscale 2026 (trimestre chiuso al 28 marzo 2026). I dati Amplifon si riferiscono al primo trimestre 2026 comunicati in mattinata a Milano. I dati BMW si riferiscono al primo trimestre 2026. I dati YoY (Anno su Anno) confrontano il medesimo trimestre dell’anno precedente. Le guidance sono dichiarazioni ufficiali del management e non costituiscono previsioni garantite. I dati di consensus sono basati sulle stime degli analisti aggregate prima della pubblicazione dei risultati.
Earnings Day 6 maggio 2026: AMD +16% con revenue $10,25B (+38% YoY) e Data Center +57% — massimo storico $379,90. Disney +7,5%: primo trimestre con streaming margin sopra 10% (10,6%), Operating Income streaming +88% a $582M. Uber +8%: Gross Bookings $53,7B (+25% YoY), guidance Q2 +18–22%. Amplifon +12,4%: EBITDA margin 24,5% record per il leader mondiale degli apparecchi acustici. BMW +4,43% nonostante pre-tax profit –25% YoY: il mercato premia revenue sopra attese e guidance confermata.
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