A LMA FINANZA
← Home
⛽ Commodities · Geopolitica

WTI rimbalza a $80,42: lo Stretto di Hormuz tiene il petrolio in tensione — accordo Iran-Oman vicino ma non abbastanza

10 Agosto 2026 · Redazione Alma Finanza

Lunedì 10 agosto 2026, il petrolio WTI (West Texas Intermediate — greggio americano di riferimento) balza del +2,86% a $80,42 al barile. La spinta viene da Teheran: l'Iran afferma di essere vicino a un accordo con l'Oman per la gestione dello Stretto di Hormuz (corridoio marittimo strategico), ma mette in chiaro che serviranno concessioni americane prima di riaprire lo stretto al traffico petrolifero internazionale. Intanto l'oro si stabilizza a $4.330 all'oncia e il Bitcoin fluttua attorno a $65.000.

Il quadro delle commodities del 10 agosto

La giornata sui mercati delle materie prime (commodities) è dominata dall'energia. Il WTI recupera terreno dopo le oscillazioni della settimana scorsa, spinto dalle notizie in arrivo dal Golfo Persico. La situazione nello Stretto di Hormuz — che dal 28 febbraio 2026 è sotto controllo iraniano come risposta agli attacchi USA e israeliani — rimane la variabile chiave per il mercato petrolifero globale.

CommodityPrezzoVariazione giornalieraNote
WTI Crude$80,42/barile+2,86%Tensioni Hormuz
Brent Crude~$83/barile+2,5%Correlato al WTI
Oro$4.330/oncia−0,09%Stabile, dollaro piatto
Bitcoin$65.000+0,1%Consolidamento
Gas Naturale (USA)In rialzoOndata di caldo

💡 Impara: Lo Stretto di Hormuz e il suo peso strategico

Lo Stretto di Hormuz è un corridoio marittimo largo appena 33-96 km tra Iran, Oman e gli Emirati Arabi Uniti. È il punto di transito più importante al mondo per il petrolio: attraverso le sue acque passano circa 20 milioni di barili al giorno, pari al 20% del commercio petrolifero via mare globale e al 17% del gas naturale liquefatto (LNG) mondiale. I principali Paesi esportatori come Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, UAE ed Iran dipendono da questo stretto per spedire il proprio petrolio verso Asia ed Europa. Una chiusura prolungata farebbe impennare i prezzi energetici a livello globale.

La crisi di Hormuz: cosa è successo dal 28 febbraio 2026

Il 28 febbraio 2026, a seguito degli attacchi militari statunitensi e israeliani contro obiettivi iraniani, Teheran ha dichiarato il controllo unilaterale dello Stretto di Hormuz. Da allora l'Iran ha esercitato il War Premium (premio di guerra) sul petrolio mondiale: selezionando chi può passare (Russia, Cina, India hanno ottenuto accesso), sparando missili di avvertimento contro navi non autorizzate, applicando una multa pari al 20% del valore del carico ai "violatori".

La crisi ha mantenuto il WTI in un corridoio di alta volatilità tra $75 e $90 al barile per mesi, con picchi durante i momenti di maggiore tensione. Il petrolio del Golfo Persico — escluso il petrolio russo, cinese e indiano — ha dovuto circumnavigare l'Africa per raggiungere i mercati europei e americani, aumentando drasticamente i costi di trasporto.

L'accordo Iran-Oman: vicino ma non abbastanza

L'Iran ha comunicato sabato 8 agosto di essere "vicino" a un accordo con l'Oman per la gestione diplomatica dello Stretto. L'accordo includerebbe:

Tuttavia Teheran ha chiarito che l'accordo con Oman da solo non è sufficiente per riaprire lo stretto. L'Iran chiede prima le "concessioni" degli USA: un allentamento delle sanzioni, la fine degli attacchi, e il riconoscimento formale dei "danni di guerra". Un accordo che il Dow ha accolta con scetticismo, frenando leggermente la seduta americana.

💡 Impara: Il War Premium (Premio di Guerra) sul petrolio

Il War Premium è la componente aggiuntiva nel prezzo del petrolio che i mercati aggiungono per compensare il rischio geopolitico. Quando c'è un conflitto in una zona produttrice o di transito strategica, il prezzo del greggio sale non solo per motivi di domanda-offerta fisica, ma perché gli operatori temono forniture future a rischio. In questo caso, con lo Stretto di Hormuz parzialmente bloccato, il WTI incorpora un premium stimato tra $5 e $15 al barile rispetto a un prezzo "neutro" senza crisi. Se Hormuz riaprisse completamente, potremmo vedere una rapida discesa dei prezzi del petrolio.

Oro: pausa dopo il rally — in attesa del CPI

L'oro si stabilizza attorno a $4.330 all'oncia (−0,09%), dopo aver toccato i massimi storici sopra $4.376 la settimana scorsa spinto dal Jobs Report debole e dalle aspettative di taglio Fed. Ora il metallo giallo entra in modalità "attesa" insieme ai mercati azionari: il CPI di luglio di mercoledì potrebbe riaccendere il rally se l'inflazione scenderà come atteso, rendendo più probabile il taglio dei tassi a settembre.

Un ambiente di tassi bassi è storicamente positivo per l'oro, perché il metallo non genera rendimenti propri (non paga cedole né dividendi) e risulta quindi più attraente quando i rendimenti dei bond scendono. Gli analisti puntano a una possibile revisione dei target price verso $4.500 entro fine anno se la Fed confermerà il pivot.

Bitcoin consolida a $65.000

Il Bitcoin si consolida attorno a $65.000 (+0,1% nella giornata), un livello che ha mantenuto per diversi giorni consecutivi. Secondo Yahoo Finance, si tratta del quarto giorno sopra quota $65.000, con un'apertura a $64.849 e oscillazioni nell'intradía tra $64.935 e $65.003. Il mercato delle criptovalute sembra attendere la prossima mossa macro prima di prendere una direzione decisiva.

Scenario HormuzImpatto atteso su WTIProbabilità stimata
Accordo completo + riapertura−$10/−$15 (calo forte)~20%
Accordo parziale (transito selettivo)−$5/−$8 (calo moderato)~40%
Stallo (nessun accordo)Invariato / volatilità~30%
Escalation (nuovi attacchi)+$10/+$20 (forte rialzo)~10%

💡 Impara: Il WTI e il Brent — i due benchmark del petrolio

Il prezzo del petrolio non è uno solo: esistono due riferimenti principali. Il WTI (West Texas Intermediate) è il petrolio estratto in Texas e Oklahoma, quotato a New York (NYMEX). Il Brent è il petrolio estratto nel Mare del Nord britannico, quotato a Londra (ICE). Di solito il Brent vale $2-4 in più del WTI perché viene raffinato nei principali hub europei. Entrambi vengono misurati in barili (1 barile = 159 litri) e quotati in dollari americani. Le variazioni percentuali del petrolio influenzano direttamente il prezzo della benzina, del gasolio e delle bollette energetiche per famiglie e aziende.

Le implicazioni per l'Europa e l'Italia

L'Europa importa una quota significativa del suo petrolio e gas dal Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz. La crisi in corso ha costretto le raffinerie europee a diversificare le forniture, privilegiando il petrolio norvegese, americano e africano — ma a prezzi più alti. L'Italia in particolare, con Eni come principale operatore del settore, ha dovuto riorganizzare le proprie catene di approvvigionamento.

Sul FTSE MIB la debolezza di Saipem (−0,6%) è in parte legata proprio a questa incertezza: la società di servizi petroliferi opera in diverse aree del Golfo Persico e il protrarsi dell'instabilità complica i suoi piani operativi. Al contrario, Eni potrebbe beneficiare di prezzi del petrolio più alti, se il rialzo si consolida.

← Torna alla Home