Il quadro delle commodities del 10 agosto
La giornata sui mercati delle materie prime (commodities) è dominata dall'energia. Il WTI recupera terreno dopo le oscillazioni della settimana scorsa, spinto dalle notizie in arrivo dal Golfo Persico. La situazione nello Stretto di Hormuz — che dal 28 febbraio 2026 è sotto controllo iraniano come risposta agli attacchi USA e israeliani — rimane la variabile chiave per il mercato petrolifero globale.
| Commodity | Prezzo | Variazione giornaliera | Note |
|---|---|---|---|
| WTI Crude | $80,42/barile | +2,86% | Tensioni Hormuz |
| Brent Crude | ~$83/barile | +2,5% | Correlato al WTI |
| Oro | $4.330/oncia | −0,09% | Stabile, dollaro piatto |
| Bitcoin | $65.000 | +0,1% | Consolidamento |
| Gas Naturale (USA) | — | In rialzo | Ondata di caldo |
💡 Impara: Lo Stretto di Hormuz e il suo peso strategico
Lo Stretto di Hormuz è un corridoio marittimo largo appena 33-96 km tra Iran, Oman e gli Emirati Arabi Uniti. È il punto di transito più importante al mondo per il petrolio: attraverso le sue acque passano circa 20 milioni di barili al giorno, pari al 20% del commercio petrolifero via mare globale e al 17% del gas naturale liquefatto (LNG) mondiale. I principali Paesi esportatori come Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, UAE ed Iran dipendono da questo stretto per spedire il proprio petrolio verso Asia ed Europa. Una chiusura prolungata farebbe impennare i prezzi energetici a livello globale.
La crisi di Hormuz: cosa è successo dal 28 febbraio 2026
Il 28 febbraio 2026, a seguito degli attacchi militari statunitensi e israeliani contro obiettivi iraniani, Teheran ha dichiarato il controllo unilaterale dello Stretto di Hormuz. Da allora l'Iran ha esercitato il War Premium (premio di guerra) sul petrolio mondiale: selezionando chi può passare (Russia, Cina, India hanno ottenuto accesso), sparando missili di avvertimento contro navi non autorizzate, applicando una multa pari al 20% del valore del carico ai "violatori".
La crisi ha mantenuto il WTI in un corridoio di alta volatilità tra $75 e $90 al barile per mesi, con picchi durante i momenti di maggiore tensione. Il petrolio del Golfo Persico — escluso il petrolio russo, cinese e indiano — ha dovuto circumnavigare l'Africa per raggiungere i mercati europei e americani, aumentando drasticamente i costi di trasporto.
L'accordo Iran-Oman: vicino ma non abbastanza
L'Iran ha comunicato sabato 8 agosto di essere "vicino" a un accordo con l'Oman per la gestione diplomatica dello Stretto. L'accordo includerebbe:
- Divieto di transito per navi USA e israeliane
- Multa del 20% sul valore del carico per i violatori
- Compensazione di guerra dovuta all'Iran da chi ha "causato danni"
- Iran responsabile del controllo del traffico navale, sicurezza marittima e protezione ambientale
Tuttavia Teheran ha chiarito che l'accordo con Oman da solo non è sufficiente per riaprire lo stretto. L'Iran chiede prima le "concessioni" degli USA: un allentamento delle sanzioni, la fine degli attacchi, e il riconoscimento formale dei "danni di guerra". Un accordo che il Dow ha accolta con scetticismo, frenando leggermente la seduta americana.
💡 Impara: Il War Premium (Premio di Guerra) sul petrolio
Il War Premium è la componente aggiuntiva nel prezzo del petrolio che i mercati aggiungono per compensare il rischio geopolitico. Quando c'è un conflitto in una zona produttrice o di transito strategica, il prezzo del greggio sale non solo per motivi di domanda-offerta fisica, ma perché gli operatori temono forniture future a rischio. In questo caso, con lo Stretto di Hormuz parzialmente bloccato, il WTI incorpora un premium stimato tra $5 e $15 al barile rispetto a un prezzo "neutro" senza crisi. Se Hormuz riaprisse completamente, potremmo vedere una rapida discesa dei prezzi del petrolio.
Oro: pausa dopo il rally — in attesa del CPI
L'oro si stabilizza attorno a $4.330 all'oncia (−0,09%), dopo aver toccato i massimi storici sopra $4.376 la settimana scorsa spinto dal Jobs Report debole e dalle aspettative di taglio Fed. Ora il metallo giallo entra in modalità "attesa" insieme ai mercati azionari: il CPI di luglio di mercoledì potrebbe riaccendere il rally se l'inflazione scenderà come atteso, rendendo più probabile il taglio dei tassi a settembre.
Un ambiente di tassi bassi è storicamente positivo per l'oro, perché il metallo non genera rendimenti propri (non paga cedole né dividendi) e risulta quindi più attraente quando i rendimenti dei bond scendono. Gli analisti puntano a una possibile revisione dei target price verso $4.500 entro fine anno se la Fed confermerà il pivot.
Bitcoin consolida a $65.000
Il Bitcoin si consolida attorno a $65.000 (+0,1% nella giornata), un livello che ha mantenuto per diversi giorni consecutivi. Secondo Yahoo Finance, si tratta del quarto giorno sopra quota $65.000, con un'apertura a $64.849 e oscillazioni nell'intradía tra $64.935 e $65.003. Il mercato delle criptovalute sembra attendere la prossima mossa macro prima di prendere una direzione decisiva.
| Scenario Hormuz | Impatto atteso su WTI | Probabilità stimata |
|---|---|---|
| Accordo completo + riapertura | −$10/−$15 (calo forte) | ~20% |
| Accordo parziale (transito selettivo) | −$5/−$8 (calo moderato) | ~40% |
| Stallo (nessun accordo) | Invariato / volatilità | ~30% |
| Escalation (nuovi attacchi) | +$10/+$20 (forte rialzo) | ~10% |
💡 Impara: Il WTI e il Brent — i due benchmark del petrolio
Il prezzo del petrolio non è uno solo: esistono due riferimenti principali. Il WTI (West Texas Intermediate) è il petrolio estratto in Texas e Oklahoma, quotato a New York (NYMEX). Il Brent è il petrolio estratto nel Mare del Nord britannico, quotato a Londra (ICE). Di solito il Brent vale $2-4 in più del WTI perché viene raffinato nei principali hub europei. Entrambi vengono misurati in barili (1 barile = 159 litri) e quotati in dollari americani. Le variazioni percentuali del petrolio influenzano direttamente il prezzo della benzina, del gasolio e delle bollette energetiche per famiglie e aziende.
Le implicazioni per l'Europa e l'Italia
L'Europa importa una quota significativa del suo petrolio e gas dal Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz. La crisi in corso ha costretto le raffinerie europee a diversificare le forniture, privilegiando il petrolio norvegese, americano e africano — ma a prezzi più alti. L'Italia in particolare, con Eni come principale operatore del settore, ha dovuto riorganizzare le proprie catene di approvvigionamento.
Sul FTSE MIB la debolezza di Saipem (−0,6%) è in parte legata proprio a questa incertezza: la società di servizi petroliferi opera in diverse aree del Golfo Persico e il protrarsi dell'instabilità complica i suoi piani operativi. Al contrario, Eni potrebbe beneficiare di prezzi del petrolio più alti, se il rialzo si consolida.