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Petrolio in calo ma ancora sopra $90: i negoziati Iran-USA su Hormuz tengono il mercato in sospeso

1 Ottobre 2026 · Redazione Alma Finanza

La portacontainer CSCL Indian Ocean in navigazione

© John Fielding / CC BY 2.0 — Portacontainer in navigazione

✍️ Alma Finanza · 1 ottobre 2026 · Lettura 6 min
A Alma Finanza Lettura 5 min
La petroliera M/T Alaskan Navigator in navigazione verso San Francisco, sotto il Golden Gate Bridge
La petroliera M/T Alaskan Navigator in navigazione verso San Francisco, sotto il Golden Gate Bridge · Foto: Jon DiNisio, CC BY-SA 4.0

Perché conta: Dallo Stretto di Hormuz transita circa un quinto del petrolio consumato nel mondo ogni giorno. Finché i negoziati Iran-USA non raggiungeranno un accordo stabile, i prezzi del greggio rimarranno su livelli elevati — e questo si traduce direttamente in bollette energetiche più alte per famiglie e imprese in tutta Europa, compresa l'Italia.

Il WTI (West Texas Intermediate — petrolio greggio americano) chiude il 1° ottobre 2026 a $90,06 al barile, in calo dello −0,40% rispetto alla seduta precedente. Il Brent, il riferimento internazionale, scende a $96,76, registrando una flessione dell'−1,30%. Nonostante la correzione giornaliera, i prezzi rimangono su livelli storicamente elevati: il WTI è ancora quasi il 49% al di sopra dei valori di un anno fa.

Lo Stretto di Hormuz: il nodo geopolitico che tutto il mondo guarda

La variabile dominante del mercato petrolifero rimane la crisi geopolitica nel Golfo Persico. Secondo Al Jazeera, Teheran ha ricevuto una proposta statunitense sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, dopo che l'Iran aveva a sua volta presentato le proprie condizioni la settimana scorsa. I negoziati procedono lentamente, senza segnali di svolta immediata.

Nel frattempo, i flussi di greggio attraverso lo Stretto sono risaliti a 13,2 milioni di barili al giorno questo mese, un recupero significativo rispetto ai minimi toccati durante le fasi più acute della crisi. Tuttavia, il mercato continua a prezzare un premio di rischio geopolitico (War Premium — premio di guerra) sui prezzi del petrolio, in attesa di un accordo formale tra i due paesi.

💡 Impara: Stretto di Hormuz e il suo peso sul petrolio mondiale

Lo Stretto di Hormuz è uno stretto marino largo appena 33 chilometri nel punto più stretto, che separa l'Iran dall'Oman. È la via d'acqua più importante al mondo per i trasporti di petrolio: circa il 20% del petrolio consumato globalmente — e il 30% del petrolio commerciato via mare — transita ogni giorno attraverso questo punto. Se dovesse bloccarsi, i prezzi del greggio potrebbero impennarsi rapidamente, provocando una crisi energetica globale.

I prezzi del petrolio: la tabella completa

Commodity Prezzo (1 ott. 2026) Variazione giorno Variazione a/a
WTI Crude Oil $90,06/bbl −0,40% +48,9%
Brent Crude Oil $96,76/bbl −1,30% +50,9%
Oro (spot) $4.182/ozt +0,59% —
Flussi Hormuz (mese) 13,2 Mb/g in recupero —

L'impatto sull'inflazione: il grande timore di Fed e BCE

Il petrolio sopra i 90 dollari al barile è una delle principali preoccupazioni per le banche centrali mondiali. L'energia incide direttamente sull'inflazione: quando il petrolio sale, aumentano i prezzi della benzina, del gasolio e dell'elettricità prodotta con gas naturale. Questo complica il lavoro della Federal Reserve e della BCE (Banca Centrale Europea), che vorrebbero poter ridurre i tassi ma non possono farlo finché l'inflazione rimane alta.

È proprio questa connessione — petrolio alto → inflazione alta → tassi alti → mercati azionari sotto pressione — che spiega perché la crisi geopolitica attorno a Hormuz ha ripercussioni su tutto, dai mutui italiani alle azioni americane.

💡 Impara: War Premium (Premio di Guerra) nel prezzo del petrolio

Il War Premium è la componente del prezzo del petrolio che dipende non dai fondamentali del mercato (domanda e offerta reale) ma dai timori di guerra o crisi geopolitica. Quando c'è un conflitto vicino ai grandi giacimenti o alle rotte di trasporto, i trader aggiungono un "premio" al prezzo del greggio per compensare il rischio che la fornitura venga interrotta. Si stima che in questo momento il War Premium sul WTI sia tra i 5 e i 15 dollari al barile. Se la crisi con l'Iran si risolvesse, il petrolio potrebbe scendere rapidamente verso gli 80 dollari.

L'oro come bene rifugio: sale mentre le borse calano

In questo contesto di incertezza, l'oro continua a svolgere il suo tradizionale ruolo di safe haven (bene rifugio). Il metallo prezioso ha guadagnato lo +0,59% in giornata, portandosi a $4.182 al troy oncia. L'oro beneficia sia delle tensioni geopolitiche — gli investitori lo usano come "assicurazione" contro i rischi estremi — sia dell'inflazione elevata, che storicamente erode il valore delle valute e spinge gli investitori verso asset reali.

Le prospettive: cosa può muovere il petrolio nelle prossime settimane

I tre scenari che i mercati stanno seguendo per le prossime settimane:

  1. Accordo Iran-USA su Hormuz: porterebbe un calo rapido dei prezzi, potenzialmente verso gli 80-85 dollari per il WTI, con effetti deflazionistici sull'inflazione globale.
  2. Stallo prolungato: il petrolio rimane nell'intervallo 85-95 dollari, mantenendo pressione sull'inflazione e sui tassi d'interesse. Scenario base attuale.
  3. Escalation della crisi: qualsiasi interruzione dei flussi attraverso Hormuz potrebbe spingere il Brent verso 110-120 dollari, con conseguenze gravi per l'economia globale.
Scenario WTI previsto Probabilità stimata
Accordo Hormuz $80–85 ~25%
Stallo (scenario base) $85–95 ~55%
Escalation crisi $100–120 ~20%